L'inter (che non ruba) è di nuovo affamata

EDITORIALE DI DOMENICO FABBRICINI X FCINTERNEWS.IT

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Mi riecheggiano ancora nelle orecchie le parole di Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, dette sicuramente a caldo dopo la grande delusione della finale di coppa Italia persa (sarebbe stato il primo trofeo nazionale della storia del Palermo), delle quali poi anch’egli si è detto pentito, ma che hanno fatto un certo effetto non solo a me credo ma a tutti gli interisti: “L’Inter ruba come la Banda Bassotti! Moratti si dovrebbe vergognare!”. Ora, va bene qualche errore dell’arbitro Morganti, che per la verità ha concesso al Palermo un angolo che non c’era dal quale è scaturito il gol rosanero, va bene recriminare su rigori più o meno evidenti (in quale partita non succede?), ma mi è venuto da sorridere al sentire certe parole. Sorridere perché per parlare di “furto” associato al nome dell’Inter ci vuole davvero coraggio: una squadra che ha dovuto aspettare la scoperta del ciclone Calciopoli per veder finalmente premiati i propri sforzi solo sul campo ruberebbe? Un presidente come Moratti, un vero signore che ha speso prima miliardi di lire, poi milioni di euro per salire finalmente sul tetto d’Europa, là dove solo papà Angelo era riuscito ad arrivare, dovrebbe vergognarsi? Non mi sembra che la corazzata che l’anno scorso ha vinto tutto dominando su ogni campo abbia ricevuto chissà quali favori, e non mi sembra che quest’anno l’Inter sia stata premiata da qualche “aiutino”, anzi ha concluso il campionato al secondo posto, onestamente, perché la squadra non ha mostrato purtroppo la stessa forza e continuità dello scorso anno. Ma ha dimostrato grande sacrificio e voglia di vincere in coppa Italia, ha sofferto contro un buon Palermo e ha vinto grazie al talento dei suoi singoli. Ma da qui a parlare di furto c’è un oceano.
Potrei ora riallacciarmi a questo discorso per fare una lunga disamina della stagione appena conclusa, ma abbiamo già affrontato, in lungo e in largo nel corso dell’annata, le colpe e le difficoltà di Benitez, i ritardi sul mercato, la condizione di alcuni singoli, la ventata di entusiasmo portata da Leonardo, che sarebbe inutile ora tornare sugli stessi argomenti. La stagione appena conclusa è stata sviscerata in ogni sua piega e i tifosi conoscono a memoria il film di un anno che ha comunque regalato tre titoli, tra l’altro subito dopo la straordinaria Tripletta, e che rispondono al nome di Supercoppa Italiana, Mondiale per Club e Coppa Italia: Mini Triplete un cavolo, come direbbe Moratti. Ben più utile invece, a questo punto, proiettarsi al futuro, immergersi nel momento più bello e “magico” per un tifoso, quello del calciomercato estivo, quando tra sogni e realtà prende forma la nuova squadra. Partiamo da una certezza (almeno fino a questo momento): Leonardo. Il tecnico che l’altro ieri ha conquistato il suo primo trofeo nella giovane carriera da allenatore, dopo essere stato sul punto di smettere, ci ha preso gusto e non vede l’ora di cominciare una stagione dall’inizio, sentir la squadra completamente sua e magari aiutare il presidente Moratti a plasmarla a sua immagine e somiglianza. Leo ha ridato alla squadra entusiasmo e voglia di vincere, quello che serviva per ricominciare a correre ancor più affamati di prima.
Una squadra che andrà sicuramente ringiovanita e svecchiata di qualche elemento che non fa più al caso dei nerazzurri, Branca ha fatto intendere che qualche posizione verrà discussa, formalmente non ha detto nulla, tra le righe può aver confermato le voci che circolano già da tempo, cioè un periodo di prestito per Coutinho (Chievo?), una cessione di Mariga (Premier League?), lo svincolo di Suazo, e magari qualche cessione illustre di cui si ventila da tempo ma che di fatto ancora non si sa nulla perché non è stata intavolata nessuna trattativa: l’impressione è che Moratti non voglia ripetere “l’errore”, se così si può chiamare, dello scorso anno quando non accettò le tante offerte arrivate per i suoi campioni iper rivalutati dalle vittorie, e che oggi verrebbero forse venduti a meno della metà, ma valutare le richieste che arrivano sulla sua scrivania e, se possono servire a rendere più competitiva la squadra, valutarle tutte. Ma il presidente ha un grande cuore e quest'anno ha voluto riconfermare l’ossatura del Triplete, quasi in forma di riconoscenza; la stessa riconoscenza per la quale forse concederà un’altra chance a Milito, ancora accostato al Genoa ma che pare destinato a provare a giocarsi le sue ultime carte in nerazzurro, magari al meglio della forma e non flagellato dagli infortuni come quest’anno.
In conclusione, non posso che unirmi al cordoglio già espresso alcune ore fa dal nostro sito verso un simbolo non solo dell’Inter ma dello sport in generale, un uomo che resterà leggenda per abnegazione e valori morali come capitan Zanetti. Ebbene, come tutti sapranno è improvvisamente venuta a mancare la mamma Violeta; noi ci stringiamo con affetto intorno a un uomo così forte ed esemplare, ma pur sempre un uomo che in queste ore starà soffrendo tantissimo, e noi con lui. Se Zanetti oggi è quello che tutti conosciamo, come ha sottolineato ottimamente anche il collega Fabrizio Romano, lo deve in parte anche a sua mamma.