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Main sponsor: l'Inter incassa 13 milioni, ma in Italia...



© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
Dal proprio main sponsor, ovvero laPirelli, l'Inter incassa secondo Sport Economy poco meno di 13 milioni di euro. Una cifra importante, perché in Italia non si superano i 16 milioni dalmain sponsor alle singole società. Come ha spiegato il dottor Ernesto Paolillo, però, all'estero il divario è netto: un altro fattore che determina le difficoltà nel Fair Play Finanziario.

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Paolillo: "Inter, la verità sul FFP. Su Balotelli, Destro, Strama, un Mou-bis..."

FONTE ESCLUSIVA FCINTERNEWS.IT



© foto di Alberto Fornasari
Intervenuto in studio a SportItalia, l'ex amministratore delegato dell'InterErnesto Paolillo parla a tutto tondo. Partendo da quel Fair Play Finanziario che tanto bene conosce. Ecco quanto FcInterNews.it ha raccolto.
LA CRISI NEL CALCIO - "Noi italiani possiamo capire facilmente ciò che accade nel mondo del calcio perché è uguale a ciò che avviene allo Stato - spiega Paolllo -. I costi sono elevati, e quindi non c'è più la possibilità di copertura. Quando è scoppiato questo caso in seno alla UEFA, cioé nel 2008, i debiti delle squadre che partecipavano alle coppe europee ammontavano a 10 miliardi di euro. Oggi, questo totale è salito a 20 miliardi".
LA SPAGNA E IL FAIR PLAY FINANZIARIO - "Il Fair Play Finanziario prevede che ogni squadra possa spendere per i propri tesserati i soldi che incassa, ovvero i ricavi - argomenta il direttore -. E non c'è dubbio che Real Madrid e Barcellona siano maestri in questo. Ma in particolare, c'è anche la questione dei diritti televisivi venduti in proprio dalle società, a differenza dell'Italia dove è tutto centralizzato. Dieci squadre in Spagna però sono controllate, quindi questa bolla può scoppiare", argomenta Paolillo.
L'ESCAMOTAGE DEL PARIS SAINT-GERMAIN - Paolillo spiega poi la situazione del Paris Saint-Germain: "Il PSG è avvantaggiato dal fatto che il prossimo sarà il primo bilancio preso in esame dall'Uefa, non essendo in Europa negli ultimi anni. E poi c'è uno sceicco che con lo sponsor della propria società può versare quei 100, 150 milioni che vengono giustificati così. Questa è chiaramente una distorsione, ma si sta lavorando per mettere tutti nello stesso piano altrimenti non avrebbe senso. Diciamo che l'Uefa ci sta lavorando. Perché se io sono uno sceicco e ho una compagnia aerea, dico che lo stadio si chiama come la compagnia e finanzio il club. L'Uefa vorrebbe mettere un tetto a questi investimenti 'interni', ovvero se si decidesse che un interno può sovvenzionare la società fino a 25 milioni, ci si ferma lì e non a 140 milioni o cifre del genere".
IL FAIR PLAY FINANZIARIO PER L'INTER - Si passa quindi a discutere dell'Inter: "Le milanesi partono decisamente penalizzate, perché non hanno i diritti televisivi che premiano - dice Paolillo -. Rispetto ai ricavi di anni fa, questi sono diminuiti di circa un terzo. E in Italia, da noi, non esiste un merchandising che consenta di aumentare i ricavi in maniera vistosa, come accade in Inghilterra o Spagna. Anche perché i prodotti originali delle società sono poco acquistati. di conseguenza, i costi più palesi sono quelli legati agli stipendi dei campioni. E proprio i grandi campioni sono quelli ceduti perché non hanno costi sostenibili".
IL TAGLIO DELL'UEFA E I MAIN SPONSOR - Ma la situazione dell'Inter, spiega Paolillo, è quella di tutte le big italiane: "Tutte le italiane non sono in linea con il Fair Play Finanziario, meno Napoli, Udinese e Lazio. L'Inter sarebbe fuori, come anche Milan e Juventus. Dai main sponsor non si superano i 16 milioni per un top club".
SPESE FOLLI E STIPENDI ALTI - Paolillo discute quindi del mondo Inter in ottica generica: "Le spese folli non si possono più fare, il Fair Play Finanziario controlla tutto. E ora gli stipendi sono diventati francamente esagerati. Ormai dieci milioni, come venivano dati a Mourinho, non sono più sostenibili". Con l'Inter Paolillo è stato l'amministratore più vincente del calcio italiano: "Anche questione di fortuna (sorride, ndr). Anni davvero fantastici all'Inter".
PRESIDENTE DELLA LEGA: SOLO SE... - L'ipotesi presidenza della Lega stuzzica Paolillo, "ma solo a determinate condizioni. La Lega dev'essere un'industria che crei ricavi per le società di calcio, con prodotti web venduti al meglio. Tutto, sul modello Premier League. E poi la situazione del merchandising va migliorata. Su tutto, poi, il taglio dei costi".
IL PERCHÉ DELL'ADDIO - Ma perché Paolillo ha lasciato l'Inter? "I rapporti tra me e Moratti sono fantastici. Sette anni di calcio, fatti come da me da a.d. e direttore generale con settore giovanile seguito in prima persona, e lo farò ancora fino al 31 ottobre come promesso - le parole del direttore -, sono sette anni che logorano. Voglio uscire dalla logica dei club, perché sono interessato a tematice come quelle dell'Eca, dell'Uefa e eventualmente della Lega. Questioni di interessi personali, diciamo".
STRAMACCIONI E UN RETROSCENA - Una battuta su Stramaccioni: "Ho assolutamente benedetto questa scelta di Moratti. E mi dispiaceva che andasse via dalla Primavera subito dopo una grande vittoria. Il presidente dopo la partita di Londra mi ha detto: 'Guarda, che ora te lo porto via...'. E ha assolutamente fatto bene. Anche perché Stramaccioni aveva fatto talmente bene che Bernazzani poi ha vinto lo scudetto. Stramaccioni è di una bravura incredibile, è un grande lavoratore e sa preparare benissimo ogni partita. Come lui ce ne sono veramente pochi".
LA RIVOLUZIONE DI CASA INTER - Paolillo si sofferma poi sulla rivoluzione voluta nell'ultima estate: "Ci sono dei cicli, è una cosa normale. Mi auguro che si arrivi a un cambiamento in più, vuol dire riuscire a vedere molti più ragazzi della Primavera in prima squadra. Se Longo è all'Espanyol, Livaja è in campo a San Siro. E non vedo l'ora di vedere Duncan. Molti giovani dell'Inter, che ne ha 48 in giro tra Serie A e B, possono essere sfruttati meglio in nerazzurro. Serve più pazienza anche dal pubblico".
IL RITORNO DI MOURINHO - Un sogno per Moratti, come il ritorno di Mourinho: "No, credo che nel calcio ci sono dei cicli che si chiudono e non devono riaprirsi. Il calcio è continuo cambio e trasformazione, dai giocatori agli allenatori. I cambiamenti danno nuova linfa".
IL CASO DESTRO - Paolillo discute poi del caso Destro: "L'anno in cui è stata fatta l'operazione Destro, fosse stato messo in prima squadra, aveva davanti Eto'o, Milito, Pandev. Dubito avrebbe trovato spazio. Il controllo del cartellino è un problema del calcio italiano in generale, si crede poco nei giovani e si usano come merce di scambio. Lo stipendio di Livaja fa capire da solo come i giovani siano il futuro".
LE BANCHE DEL CALCIO E LA SFIDA INTER-JUVE - Perché le banche non entrano nel calcio? "I costi del nostro calcio per le banche non sono finanziabili - assicura Paolillo -, lo so bene perché arrivo da quella scuola". Sulle stoccate tra Juventus e Inter, Paolillo rivela: "Ovviamente, qualcosa ci si porta sempre dietro. Io sono sempre stato convinto che si debba guardare al futuro. La storia ormai è storia, il peso si fa sempre sentire come naturale che sia, ma guardiamo avanti. Comunque questa Juventus mi piace tanto, sono contento che Agnelli abbia preso il mio posto in Eca".
BALOTELLI E LA PRIMAVERA DEI SOGNI - Chiusura dedicata a Balotelli: "Ricordo che quella Primavera aveva Bonucci, Donati, Santon, Krhin, Bolzoni. Ma soprattutto, in attacco c'erano Biabiany, Destro e Balotelli. Mi piange l'anima quando li vedo dispersi altrove. Tutti gli episodi avevano portato Balotelli a staccarsi dai tifosi, quelle cose pesano. Ma resto affezionato a Mario come pochi, quando succedono queste cose ti chiedi se tutto fosse stato gestito diversamente, come sarebbero andate le cose stesse. E ci tengo a sottolineare che ora a La Spezia c'è un altro pupillo, il giovane a cui tengo di più: Lorenzo Crisetig".
Riccardo Gatto - Fabrizio Romano

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Galliani: "FFP? Moratti già spese tanto. E vi svelo..."



© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
A tutto Adriano Galliani. L'amministratore delegato del Milan, dalle pagine di France Football, ha discusso per larghi tratti anche di Inter. Partendo dal dialogo con Leonardo quando il brasiliano diventò nuovo tecnico nerazzurro: "Non ero per nulla contento quando Leo è passato all'Inter. Prima che andasse a dire sì all'Inter, posso svelarvi che l'ho sentito al telefono per circa due ore. Ricordo che non ero affatto felice. Adesso continua a ripetermi che io sono il suo maestro, ma l'allievo l'ha superato. Un po' come Giotto e Cimabue", dice sorridendo.
Poi, Galliani parla anche di Fair Play Finanziario: "Il Milan con Thiago Silva e Ibrahimovic ha fatto una scelta commerciale, per il bilancio. Adesso il Paris Saint-Germain sta investendo tanto, ma anche in Italia abbiamo avuto il nostro momento. Non parlo solo di Milan, ricordo anche che Moratti - riporta FcInterNews.it - nei suoi primi anni all'Inter, quando arrivò, investì tantissimi soldi. Poi è toccato a società come City e Chelsea. Ora, il ciclo prosegue e sta investendo il PSG".

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FFP, prime vittime: ecco le società ora sotto controllo



Fonte:
 Sport Mediaset
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Il Fair Play Finanziario miete le prime vittime. Come riporta Sport Mediaset, l''Unita' di indagine dell'Organo Uefa per il controllo finanziario dei club (Cfcb) ha infatti annunciato la sospensione temporanea dei premi di partecipazione per 23 squadre iscritte alle competizioni Uefa 2012/2013. Il motivo riguarda pagamenti insoluti verso altri club, dipendenti e autorità sociali e fiscali. Il provvedimento, il primo per il mancato rispetto di questi criteri, non riguarda nessuna italiana.
L'unità di indagine, presieduta dall'ex primo ministro belga Jean-Luc Dehaene, richiederà alle società interessate un aggiornamento dello stato dei pagamenti il 30 settembre: il provvedimento resterà in vigore fino a quando i debiti non saranno saldati completamente, o fino a un verdetto definitivo dell' Unità aggiudicativa.
Tra i club 'colpiti' dall' Uefa spiccano l'Atletico Madrid, fresco vincitore della Supercoppa Europea, il Malaga dello sceicco Al Thani, lo Sporting Lisbona, il Fenerbahce e il Rubin Kazan.
Questo l'elenco completo delle squadre destinatarie delle misure:
Le bosniache Borac Banja Luka, Sarajevo, Željeznicar; la bulgara CSKA Sofia; le croate Hajduk Spalato e Osijek; le spagnole Atletico Madrid e Malaga; l'israeliana Maccabi Netanya; la macedone Shkendija 79; la maltese Floriana; le montenegrine Buducnost Podgorica e Rudar Pjevlja; la polacca Ruch Chorzów; la portoghese Sporting Lisbona; le rumene Dinamo Bucarest, Rapid Bucarest e Vaslui; la russa Rubin Kazan; le serbe Partizan e Vojvodina; le turche Eskisehirspor e Fenerbahce.

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De Laurentiis: "FFP? Una volta per l'Inter c'era..."



© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Nel corso di una lunga intervista alCorriere dello SportAurelio De Laurentiis ha parlato anche di Fair Play Finanziario: "Ora mi pare che solo arabi e russi stiano fuori da questa logica, perché tutti più o meno si stanno adeguando. Sarà curioso scoprire come faranno nel 2014 il Psg, il Chelsea e il Manchester City a rientrare nei parametri imposti dall'Uefa. Perché la legge dev'essere uguale per tutti e, soprattutto, non deve offrire la possibilità dell'inganno: va tenuta la guardia alta, evitando che si raggirino le regole, magari andando a coprire il disavanzo con un contratto di sponsorizzazione quinquennale chissà
quanto reale".
Milan e Inter hanno invertito la rotta: "Una volta esisteva il concetto del patron al servizio del club: spendevi, ci rimettevi ed eri costretto a ripianare le perdite. E' stato il frutto di una passione genuina ma dispendiosa. Ma perché bisogna sprecare danaro? A me sembra che dover riconoscere 11-12 milioni di euro netti a un calciatore sia pura follia. E probabilmente lo pensa anche il tifoso comune: al di là della crisi che viviamo, il buon senso impone certe scelte. E però il calcio trascina fuori dagli schemi e a volte anche dalla logica. Poi sono arrivati gli sceicchi, ma loro hanno il petrolio che sgorga dalle tasche".

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