Visualizzazione post con etichetta Editoriali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Editoriali. Mostra tutti i post
p1

Caro Peppino, vedessi come rosicano quelli là...

EDITORIALE ESCLUSIVO X FCINTERNEWS.IT DI ANDREA BOSIO



“II mio sogno? L'Inter che batte il Milan a tempo scaduto
con un gol segnato in fuorigioco o con la mano. Meglio se
in fuorigioco e con la mano.”

Con queste parole, il mai troppo compianto Peppino Prisco spiegava quello che per lui sarebbe stato il derby perfetto.Domenica sera  però c’è stata un evoluzione rispetto al vaticinio dell’Avvocato. Eh sì, perché, in realtà non è successo nulla ma ascoltare nell’immediato post partita i vari tesserati del Milan, per noi interisti, è stato più bello della vittoria sul campo. Sentire Allegri piangere a Sky, Galliani in Lega, mentre gli zerbini televisivi piagnucolavano e gli scrivani di potere gridavano allo scandalo e qualche calciatore intanto se la prendeva con gli arbitri, la sfortuna e bla bla bla e ancora bla è stato piuttosto godurioso. 
Per fortuna da questa stagione hanno deciso di stipulare un contratto di sponsorizzazione con la società che fabbrica il Maalox, altrimenti la voce inerente all’acquisto delle pastiglie contro il bruciore di stomaco avrebbe gravato in modo sensibile sull’attuale loro bilancio.
A parte le battute, trovo che sia stato abbastanza stucchevole sentir parlare di arbitraggio quando a farlo è una squadra che: 1) ha giocato gran parte della gara in superiorità numerica; 2) si trova a -12 dalla capolista e 3) in sole sette gare, ha già collezionato 4 sconfitte.
In più, se vogliamo dirla tutta, al netto della stampa filorossonera, l’arbitro Valeri ha commesso forse due errori: il primo annullando il gol di Montolivo (anche se la posizione di Emanuelson al momento del tiro andrebbe valutata meglio) e il secondo espellendo Nagatomo. Verrebbe da dire che almeno su questo campo sono riusciti a pareggiare. Anche perché, sostenere che l’intervento di Samuel nel secondo tempo fosse meritevole di un calcio di rigore equivale a raccontare delle simpatiche barzellette.
Diciamo piuttosto che ormai i nostri dirimpettai non sanno più cosa inventarsi, anche perchè se nel prossimo turno vincessero: Lazio, Cagliari, Atalanta, Chievo, Palermo e Parma, e il campionato finisse in quel giorno, il Milan sarebbe retrocesso. Questa è la verità. E la verità, cari amici,a volte fa tanto male!
Passando alla nostra Beneamata, il derby ha ufficialmente dimostrato che la strada intrapresa è quella giusta. Lo avevamo già scritto ma, si doveva passare dallecertificazioni di questi ultimi giorni.
Mi sto riferendo alla gara di domenica sera ma anche alla prova di grande personalità che i ragazzi hanno messo in mostra nella trasferta di Europa League. La trasferta col Neftçi poteva rappresentare il classico tranello. Invece, a sole 72 ore dalla Stracittadina chi è sceso in campo ha onorato la maglia. Viatico migliore per la sfida contro il Milan non poteva esserci e la gara di domenica è stata la giusta conclusione della quattro giorni che ha permesso agli addetti ai lavori nerazzurri di avere le conferme auspicate.
Adesso però, bene così ma, ricordiamoci sempre che c’è ancora molto da lavorare e che battere questo Milan tutto sommato è sempre bello ma, scarsamente significativo…
BoA ESCLUSIVO X FCINTERNEWS.IT

Read more
p1

Al via la beatificazione di Santantonio: da elemento nocivo a indispensabile

EDITORIALE ESCLUSIVO  X FCINTERNEWS.IT DI MARIO GARAU



© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
In questi giorni stiamo assistendo alla beatificazione di Antonio Cassano. Giornali, televisioni, portali online. Tutti focalizzati su un solo tema: lodare il barese. Ma come, non era un elemento nocivo? AdessoFantantonio dopo cinque partite è diventato un bomber, uno che aiuta i giovani, uno che porta il sorriso. Più che Fantantonio sembraSantantonio. Eppure gli elogi arrivano dagli stessi che storcevano il naso dopo il suo acquisto, o da quelli che dopo una casuale tripletta di Pazzini, predicavano grande sarcasmo verso l'ennesima mossa sbagliata nerazzurra. "Io non sono uno che lecca quella cosa lì", diceva il 99 durante il giorno della sua presentazione nerazzurra. E gli elogi, a Cassano, faranno piacere a metà, perché questo ciclo lo ha vissuto più di una volta.
La verità è che il suo acquisto è stato richiesto con insistenza da Stramaccioni. In convivono Cassano le caratteristiche di un collante perfetto tra centrocampo e prima punta, un'utilità tattica ben più grande di uno sfizio. Il tecnico romano non lo ha chiamato per dargli il ruolo di giullare nello spogliatoio: la sua è stata una scelta oculata, che inizialmente sembrava essere trascurata da tutti. Una collocazione in campo, quella del barese, talmente efficace da non far deprimere i tifosi dopo uno stiramento di Sneijder, come di solito accadeva in passato. Spicca l'equilibrio di Cassano in mezzo allo squilibrio delle opinioni: ecco perché Moratti, ieri, lo ha definito saggio.
Guai a sorprendersi se Cassano segna tre gol in 291 minuti. Le qualità tecniche del giocatore non sono mai state messe in dubbio: i suoi limiti caratteriali però, sono stati parzialmente affinati. Ma non descriviamolo come un santo: Fantantonio è e resterà sempre lo stesso di sempre. Magari un po' più tranquillo, sincero, ma Cassano resta Cassano. E non è un elemento negativo, ma un giocatore che fa dei propri difetti una  forza, del suo squilibrio una genialità. "I compagni mi hanno messo a proprio agio", diceva in un improbabile italiano dopo Chievo-Inter. Questo è Cassano: un giocatore che fa spuntare il sorriso solo se pronuncia una parola.
L'ex milanista si avvia a scendere in campo domenica conto la Fiorentina. Sarà la sua quarta partita in undici giorni, ma la sua condizione fisica non è ancora al top. In Cassano mancano ancora i 90' nelle gambe, ma domenica gli toccherà uno sforzo impegnativo perché dovrà abbassarsi (a mo' di Wes) a quinto centrocampista. Probabilmente giovedì verrà tenuto a riposo, in vista del derby: sfida al passato, sfida all'ipocrisia. Fantantonio resta Fantantonio: non sorprendetevi alla prossima Cassanata. E mi raccomando, avvisate la critica - pronta alla gogna mediatica - dopo il prossimo poker (essendo assai ottimisti) di Pazzini.

Read more
p1

Cassano show, anche nel merchandising. E adesso l'Inter bussa ai top players

EDITORIALE ESCLUSIVO X FCINTERNEWS.IT DI FABRIZIO ROMANO...


Scorre veloce, il tempo. Lo fa al ritmo dettato dai mass media, come per Andrea Stramaccioni: cinque mesi fa rischiava di bruciarsi, non si parlava d'altro che della sua età. Adesso, sembrano essersene improvvisamente dimenticati tutti. Che strano, un po' come lo scambio Cassano-Pazzini. Fino alla tripletta del Pazzo al Bologna, la domanda più quotata d'Italia era: "Chi ci ha guadagnato?". Da quel momento in poi, nulla di più. E pazienza se Pazzini poi, in Nazionale, ha guardato le mosche mentre Cassano lavorava duro sotto il sole di Appiano Gentile. Forse, ci ha guadagnato l'Inter. In tutti i sensi. Di questo scambio si parla ancora troppo poco, esattamente come di quei 7,5 milioni che condiscono l'operazione come uno straordinario dessert alla fine di un delicato pasto di lavoro. Non perderanno occasione per farlo appena il vento girerà dall'altra parte, magari tra una lite e l'altra.
Dei problemi altrui, però, l'Inter non si cura. Perché Cassano è stato un investimento impeccabile, valutato fino al giorno d'oggi. Un'operazione intelligente innanzitutto dal punto di vista tecnico-tattico, oltre che economico. Di questo abbiamo già parlato a lungo, ma adesso sta parlando anche il campo. Eccome, se sta parlando. Antonio ha bagnato l'esordio con un assist, ha purgato la Roma col fardello dell'ex, ha accettato la panchina di Torino ballando la salsa con Cordoba tra le risate generali senza dimenicare che c'era un Gillet da castigare anche a gara in corso. Decisivo, letale, spietato. Perfettamente utile, perché Cassano ha capito quello che deve fare per stregare Stramaccioni. Difende il pallone, aiuta la squadra, non si perde in giochetti inutili. La mette dentro e illumina la retta via ai compagni d'attacco, proprio come contro il Rubin Kazan. Un'altra prestazione positiva nel buio del San Siro stregato.
Anche durante la settimana, Antonio è il grande vincitore. Si allena con massima professionalità, per lui parlano i chili persi e la forma brillante ritrovata. E poi, c'è il trionfo fuori dal campo. Perché Cassano ha sprigionato un'allegria travolgente. Non sta zitto un attimo, scherza e sorride, prende in giro tutti e poi abbraccia i suoi amici. Ma non ci fermiamo qui. Perché un'operazione intelligente, al giorno d'oggi, dev'essere allargata anche oltre il rendimento in campo (quello che conta più di tutto, sia chiaro). I dati del merchandising legati a Cassano sono entusiasmanti. La maglia di Antonio già spopola. Riveliamo anche una piccola curiosità: per via del suo 99, addirittura, il negozio ufficiale Solo Inter nel cuore di Milano ha esaurito proprio i numeri 9 da applicare sulle maglie da qualche giorno, via al rifornimento immediato. Il merchandising oggi è una realtà importante da considerare, lo ripetiamo da tempo, lo conferma il direttore Fassone e ne ha parlato anche due giorni fa il dottor Paolillo: per i ricavi è necessario battere con più decisione queste vie. Insomma, Cassano è un successo dovunque. Economicamente, tecnicamente; in campo, nello spogliatoio e pure sul mercato del merchandising. Insomma, the (Cassano) show must go on.
Mentre si gode Cassano, l'Inter pensa anche al futuro. Perché, come spiegato da tempo, ci sono anche determinati contratti da rivalutare. Quelli superiori ai 3 milioni di euro, da Sneijder a Milito passando per Stankovic. I big dovranno discutere con la società a proposito della nuova formula che ha in mente l'Inter per abbassare ulteriormente il monte ingaggi: stipendi di base più bassi (tetto a circa 3 milioni), bonus variabili a raggiungimento di obiettivi per alzare il salario e quindi ingaggio spalmato e ridotto. In questi mesi, dalla società si passerà quindi a trattare con i top questa nuova soluzione. L'unica perseguibile per abbattere gli stipendi e avvicinarsi ulteriormente alla stabilità finanziaria. L'intenzione è di andare avanti con i big. Ma la strada è ancora da percorrere. Diranno tutti sì? Con Maicon e Julio Cesar non è andata esattamente così, presto sapremo chi sarà ancora parte fondante del progetto Inter. Da qui al 2014, di sicuro, lo sarà Antonio Cassano. Questione di tempo. Proprio quello che scorre come vogliono i media...

Read more
p1

Il nome del nuovo stadio: vi dico che...


ESCLUSIVA  "BOA" FCINTERNEWS.IT

Cari amici, nella settimana della pausa per gli impegni delle nazionali mi piacerebbe aprire un dibattito e dopo aver espresso un mio parere, poter raccogliere i vostri per la rubrica del sabato "La posta del BoA".
L'argomento è il nome del nuovo stadio.
In passato ho sottolineato in diverse circostanze l'esigenza di avere una casa tutta per noi e, seppur  a malincuore, la relativa ottima scelta di lasciare San Siro. L'attuale stadio, nonostante l'indiscusso fascino che riesce a esercitare, resta un impianto costruito negli anni venti. In un calcio che dovrà  autogestirsi in modo sempre più marcato e, con l'esigenza di trovare nuovi strade per aumentare il fatturato, la voce "stadio" dovrà necessiaramente occupare un ruolo predominante. La nuova casa di tutti noi tifosi della Benamata dovrà apportare ricavi lungo tutta la settimana e, le partite dovranno rappresentare la classica ciliegina su una torta già particolarmente guarnita. Si deve trattare di una "casa" composta da alberghi, ristoranti, cinema, negozi, centri di aggregazione e da tutto quanto possa permettere di assolvere a due funzioni fondamentali: introitare più denaro possibile e creare ancor più un senso di appartenenza tra i tifosi. L'ubicazione sarà poi un valore aggiunto fondamentale: la vicinanza alle grandi arterie autostradali e la facilità di spostarsi comodamente per la città saranno due fattori che segneranno in modo decisivo la scelta su dove costruire l'intera area.
Insomma, penso che, mettendo da parte la naturale malinconia nel pensare che il Meazza sarà per noi solo un ricordo, sia difficile essere contrari all'operazione.


Ciò detto, cari amici, aprirei il dibattito che ho pensato di proporvi.
Una volta costruito lo stadio, chi di dovere dovrà decidere a chi intitolarlo. Se, non ci sarà una sorta di referendum tra noi tifosi (ipotesi comunque da caldeggiare), il Presidente dovrà assumersi la responsabilità di scegliere un nome che possa rappresentare degnamente la passione di milioni di sostenitori.
A questo punto è arrivato il momento di giocare a carte scoperte.
Dal mio punto di vista il nome più intrigante e rappresentativo dell'immenso popolo della Beneamata è quello del mai troppo compianto Peppino Prisco.
Considerando che il centro di allenamento della prima squadra è intitolato al Presidentissimo Angelo Moratti e che quello  delle giovanili è dedicato a Giacinto Facchetti, quella che dovrà essere la casa di noi tifosi non avrebbe un nome migliore di quello del primo tifoso. Al tifoso che più di tutti ci ha fatto essere sempre orgogliosi dei nostri colori. Dell'uomo che più di ogni altro ci ha difeso in ogni sede e che, soprattutto, non ha mai perso l'occasione di evidenziare le differenze tra noi e le tifoserie "biancorossonere".  
Eh sì, personalmente sarei felicissimo di poter entrare allo stadio "Peppino Prisco" o perchè no, alla "Prisco Arena" (un nome che riprenderebbe quello della mitica Arena Civica, ora Arena Civica Gianni Brera, che ha visto le gesta dei nostri eroi per tanti anni).


La palla adesso passa a voi, fatemi sapere cosa ne pensate e, come di consueto, le mail più rappresentative saranno pubblicate all'interno de "La posta del BoA" di sabato prossimo.
BoA

PS: Quanto ci manca il grandissimo Peppino...

Read more
p1

Silenzio! Lo sentite? E' tornato il rumore dei nemici


EDITORIALE ESCLUSIVO X FCINTERNEWS.IT DI ALESSANDRO CAVASINI
Ma quant'è bella l'Inter di Stramaccioni? Uh, come giocano bene questi nerazzurri! A Pescara si è visto chi sarà davvero l'anti-Juventus. Sneijder è tornato lui. Cassano da subito decisivo. Milito bomber sempreverde. Zanetti uomo bionico. Ranocchia da Nazionale. Che acquisti Gargano e Guarin! Mercato super: ecco pure Pereira.

E l'elenco potrebbe continuare. L'elenco dei complimenti rivolti all'Inter dopo il 3-0 dell'Adriatico. Complimenti che si sono trasformati in critiche feroci soltanto sette giorni dopo, a causa del ko del Meazza contro la Roma. E allora il gioco diventa involuto, la Juve resta troppo superiore, Sneijder si pesta i piedi con Cassano, Milito è fuori forma, Zanetti non è un terzino, Ranocchia bocciato con Silvestre, Gargano e Guarin non coprono, Pereira può fare solo l'esterno.

Gira la ruota, e gira talmente vorticosamente che non si ripassa neppure dal via. Niente di particolarmente nuovo, per carità, al peggio ci siamo abituati. Ma quello che ha più stonato in questi giorni è il trattamento riservato al tecnico nerazzurro. Quello che ci è andato meno pesante ha titolato “Lezione del maestro Zdenek per l'allievo Andrea”. Lezione? E di cosa? Forse tattica? Ah beh...

Possiamo dirlo: a tutto c'è un limite. Ok, la Roma ha giocato una partita con piena sufficienza, sfruttando gli errori dell'Inter e meritando la vittoria. Ma parlare di lezione tattica è davvero troppo.

Zeman non si smentisce e manda in campo il suo 4-3-3. Magari diverso negli interpreti, ma resta il suo 4-3-3. Stramaccioni risponde col 4-3-2-1, ormai noto in quel di Appiano.

Primo tempo equilibrato, giustamente chiusosi sull'1-1. La tattica? L'Inter prende gol a difesa schierata, con qualcuno (Guarin o Gargano?) che non segue il rimorchio di Florenzi. Nella ripresa la Roma parte forte, ma i pericoli sono tutti per Stekelenburg, graziato in almeno tre occasioni dalla scarsa precisione negli appoggi e nelle conclusioni dei nerazzurri. Sull'1-1 al Meazza, infatti, la Roma rischia di capitolare più d'una volta in contropiede. Eccola la lezione di tattica. Il gol di Osvaldo spacca la partita proprio perché arriva nel momento in cui è l'Inter a esercitare la maggior pressione, con il pubblico di casa pronto ad esultare. E invece a metà campo si perdono tre rimpalli tre (ribadiamolo per chi se lo fosse perso) e Totti si trova libero di lanciare il numero 9 italo-argentino. E' qui che vengono a mancare le gambe e di conseguenza la reazione, bruciata dall'errore di Castellazzi che porta all'1-3 finale.

Lezione di tattica? Di chi a chi e quando? Si potrà eccepire sul posizionamento di Alvaro Pereira come interno, eppure il caso vuole che fino alla sua uscita dal campo per crampi si era sull'1-1. Cassano e Sneijder agiscono sulla stessa mattonella? A volte, ma altre volte Sneijder lancia Cassano per 50 metri e quello di Bari azzecca il tiro per fare 1-1.

La sensazione è che qualcuno non vedesse l'ora di scrivere di uno Stramaccioni simile a un pivello alle prime armi. E riecco i soloni della gavetta e del 'ha troppa poca esperienza'. La stessa poca esperienza che aveva Roberto Mancini. Quella poca esperienza di campo che aveva Arrigo Sacchi o José Mourinho. Lo sentite? Sta tornando il rumore dei nemici. Buon segno.

Read more
p1

Ma che partita hanno visto?


ESCLUSIVA FCINTERNEWS.IT




© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
"Quando Cassano è arrivato nella Milano nerazzurra, spulciando tra quotidiani e pagine web si leggeva di un Fantattacco con Fantantonio, ma devo dire che il neo-acquisto, a fantasia, ha solo da imparare da certi giornalisti sportivi. Il Lunedì e il Martedì dopo Inter-Roma sono stati un'ammucchiata di idee e impressioni completamente prive di senso riguardanti la partita. Si legge della lezione di calcio data da Zeman a Stramaccioni, del dominio assoluto giallorosso, della totale assenza dei nerazzurri a San Siro. A quel punto sorgono spontanee delle domande. Abbiamo per caso guardato la partita sbagliata? Sono, sempre per caso, tutti i giornalisti romanisti? Stavano, per caso, ovviamente, commentando la partita che avevano giocato su FIFA anziché quella che trasmettevano in televisione? Domande senza risposta, l'unica cosa che possiamo dire con certezza è che loro non hanno visto il nostro stesso match. Di sicuro non era un Inter al meglio, e ciò è testimoniato dal risultato, ma se, nella mezz'ora in cui la partita la facevamo noi, avessero messo in saccoccia altri due gol, per mettendo in rete i passaggi filtranti di Guarin non arrivati a destinazione, nessuno si sarebbe certamente stupito. Le colpe di Castellazzi sono poi evidenti: tre tiri nello specchio della porta, tre gol. Al primo non era ben posizionato, ma si può perdonare, nel secondo caso si può ugualmente chiudere un occhio, ma certo è che non doveva stare fermo come un palo in mezzo all'area e sul terzo meglio astenersi dal commentare. Insomma, problemi e difficoltà ci sono, ma la squadra lavora bene, è serena e si è visto. Non sono certo gli undici senza idee in campo con Gasperini. Anche perché, ricordiamolo,  la Roma non è il Novara, e dunque credo che noi interisti possiamo concordare sul fatto che il roseo futuro che si prospettava nel dopo-Pescara rimane ugualmente roseo, anche se con tre punti di distacco dalla vetta".

Read more
p1

Qui Per Rinascere

Editoriale esclusivo per fcinternews.it di Fabio Costantino

Foto Articolo
Ora è davvero finita. La storia d’amore iniziata 7 anni fa, dopo il ‘parcheggio’ a Verona sponda Chievo, è giunta al termine. Nulla di nuovo sotto il sole, che le strade di Julio Cesar e dell’Inter si sarebbero divise era arcinoto da tempo. Colpa di una politica societaria che non ha fatto prigionieri e che ha imposto, anche agli dei del Triplete, scelte difficili. C’è chi ha optato per una permanenza a basso costo (vedi Samuel e Chivu), chi ha appeso le scarpe al chiodo (Cordoba); infine, chi non ha accettato il compromesso come Julio Cesar, preferendo mantenere lo stipendio da top player che nel tempo si è meritato. Tempo che però, oggi, è scaduto.
L’Acchiappasogni, come l’ha ribattezzato anni fa Roberto Scarpini, ci saluta ufficialmente. Dopo 7 anni ha apposto la sua firma su un nuovo contratto che non ha l’intestazione FC Internazionale. Julio va a rinascere in Inghilterra, non nel blasonato Tottenham di Villas-Boas, ma nell’inedito Queens Park Rangers, alla disperata ricerca di un portiere decente dopo le 6 pappine rimediate nei primi due turni di Premiership. Non è dato sapere se sabato, contro il Manchester City, l’estremo difensore brasiliano possa difendere la porta della nuova squadra (e sì che il manager Hughes ne avrebbe bisogno!), né se domenica, come auspicato, riuscirà a salutare tutti i tifosi nerazzurri in occasione della sfida con la Roma di Zeman.
Un addio in pompa magna, tra le ovazioni di chi per anni ha imparato ad amarlo e non ha ancora smesso. Di chi ancora non si capacita di questa traumatica separazione. Di chi ha negli occhi le esultanze, le lacrime, i colpi di reni, i tuffi, le camminate dallo stadio verso casa dopo una partita sottotono. Non esistono parole che possano spiegare questo rapporto meraviglioso tra una società che da 104 anni fa la storia del calcio italiano e chi negli ultimi 7 ha contribuito a essa. Alzi la mano chi si sarebbe aspettato, il giorno del suo arrivo ad Appiano Gentile, che quel portiere silenzioso, timido e, soprattutto, sconosciuto, si sarebbe preso l’Inter e l’avrebbe trascinata sul tetto del mondo, come Sarti 45 anni prima.
Oggi Julio Cesar Soares Espindola è il passato, è la storia, parte della leggenda nerazzurra e questo non cambierà mai. Continuerà a giocare altrove sognando il Mondiale nella sua terra, ma anche con un’altra maglia addosso sarà sempre un interista doc. Peccato davvero che in queste ultime settimane qualcosa si sia spezzato, è inevitabile quando si va verso un divorzio. Julione ha sbagliato quando, pur consapevole delle decisioni del club (taglio dell’ingaggio), durante la festa dei tifosi ha garantito che sarebbe rimasto, pur in disaccordo con la proposta economica. Ma almeno è stato sincero ammettendo l’importanza di mantenere uno stipendio alto.
C’è chi mette sul tavolo argomenti come l’affetto dei tifosi, l’amore per la maglia, il blasone del club quando invece al primo posto della lista c'è il denaro. Per l’Acchiappasogni sono importanti e non ha voluto rinunciarvi, si può essere d’accordo o meno ma la trasparenza in un mondo talmente ipocrita merita sempre applausi. L’Inter ne ha preso atto e si è fiondata su Handanovic, archiviando idealmente la pratica Julio Cesar. Adesso, con la firma per il QPR, si chiude una volta per tutte l’ultimo capitolo dell’esperienza nerazzurra del brasiliano, forse il meno gradevole.
E a noi non resta che augurare il meglio al portiere del Triplete, un immortale, ringraziandolo per tutto ciò che ci ha regalato in 7 anni bellissimi e sperando che chi lo sostituirà riesca a entrare nei cuori dei tifosi anche solo la metà di quanto ha fatto lui. Sarebbe già un successo. Ciao Julio, good luck.

Read more
p1

Cassano e l'Inter, tutti i segni di un destino (nerazzurro)

EDITORIALE ESCLUSIVO X FCINTERNEWS.IT DI GUGLIELMO CANNAVALE

Foto Articolo
Cassano e l'Inter si sono sfiorati tante volte, non si sono ancora amati veramente. Ora, finalmente, si può: ci sono reali possibilità che Antonio Cassano possa giocare nell'Inter. Adriano Galliani ha confermato, la trattativa è in corso. Non ci sono motivi per cui debba saltare. L'Inter vuole Cassano, Cassano vuole l'Inter. Il Milan vuole Pazzini, Pazzini vuole il Milan. Tutte le parti sono d'accordo, va trovata solo l'intesa economica. Tra le società e con gli agenti dei giocatori. Però la trattativa è ben avviata e può saltare solo se una delle parti cambia idea. Ma il matrimonio tra Cassano e l'Inter era scritto, era nel destino. 
Antonio Cassano è tifoso dell'Inter, non l'ha mai nascosto. L'ha ricordato in qualche intervista: "Sono sempre stato interista, fin dalla nascita, ho fatto il primo gol all’Inter, mi porta sempre bene". Un amore mai negato, ora pronto a sbocciare veramente. Solo i colori rossoneri hanno provato a sbiadirlo, ma Cassano è pronto a dire sì all'Inter. Il fantasista è cresciuto proprio in una squadra vicina ai colori nerazzurri, la Pro Inter di Bari. Tonino Rana si innamora del talento Cassano, punta su di lui e lo porta in giro per l'Italia. Antonio fa due provini con l'Inter, qualche torneo e un po' di allenamenti. Poi è il Bari a puntare su di lui e a farlo esordire in Serie A. Cassano segna il suo primo gol in Serie A proprio contro l'Inter: inizia così la sua favola.
Nel corso della sua carriera tante volte è stato accostato all'Inter, è un pupillo di Massimo Moratti. Prima di passare al Milan, Cassano è stato molto vicino ai nerazzurri. Anche in passato, quando in panchina c'era José Mourinho. Il portoghese gli ha mandato gli auguri di pronta guarigione in inverno: "L'ho chiamato, lo conosco molto bene e abbiamo avuto un ottimo rapporto in Italia". Un ottimo rapporto è quello che c'è anche tra Stramaccioni e il barese. L'imitazione di Strama, dopo il derby di fine campionato, lo dimostra. Ilfeeling è già nato, l'allenatore ora lo vuole all'Inter. Può essere la volta buona....

Read more
p1

La meravigliosa favola dei clan

EDITORIALE ESCLUSIVO X FCINTERNEWS.IT DI FABRIZIO ROMANO

Foto Articolo
"Cosa ne pensi della storia dei clan?". La domanda ormai è rodata, fissa, quasi automatica. Qualunque giocatore attuale o passato dell'Inter si accinga a parlare del proprio vivere in nerazzurro, deve rispondere di questi famosi clan. Una meravigliosa favola costruita da un signore che negli spogliatoi pare sia amatissimo ovunque, tale Zlatan Ibrahimovic. Fu lui a scagliare la prima pietra, evidentemente infervorato da quel destino bastardo che lo ha visto in un sabato di maggio del 2010 sul divano a guardare i suoi ex compagni - di una stagione prima - alzare quella maledetta Champions League a completamento del Triplete. E lui, al Barcellona ("per vincere tutto") ad alzare... il telecomando.
Fu Zlatan, dicevamo, l'uomo che ha lanciato la provocazione dei clan. Ormai diventati nell'immaginario collettivo di chi l'Inter non la conosce ma vuole comunque parlarne - perché fa tendenza -, come roba da far west: gli argentini che aspettano i brasiliani agguerriti, magari muniti di arco e frecce. Quei ca*** di gruppetti, li definiva Ibra, sono una cosa assolutamente normale per chi vive il calcio. C'è sempre la tendenza a frequentare chi ti assomiglia, ciò non esclude l'integrazione e l'ottimo rapporto tra i vari gruppi.
Parlarono i fatti. Quell'Inter senza Ibra vinse tutto, piangendo tutti insieme, argentini e brasiliani, serbi e portoghesi, italiani e camerunesi, in una notte di Madrid. Eppure, continuano a chiederlo a chiunque: "Ma questi clan?". Negli ultimi tempi, oltre agli storici, anche a Poli (quando era all'Inter), in questi giorni Coutinho e Guarin. Risposta univoca: "Siamo un gruppo fantastico, mai vista una famiglia simile". E lo dice Guarin, che è arrivato da sei mesi. E rilancia Coutinho, perché "gli argentini mi aiutano a crescere come tutti gli altri, sono fantastici. Non c'è nessuna divisione".
D'altronde, è sempre quella del vicino l'erba più verde. A guardarla da fuori, però. Prendiamo Milanello: Mexés non ha ancora gocato una partita e c'è stato un litigio con un compagno, trafiletto e acqua in bocca; Cassano ha lasciato l'allegria nella valigia di Kiev, quella per gli Europei; pare andrebbe via prima possibile. Gennaro Gattuso - uno che di Milan qualcosina ne saprà, dopo 13 anni - rivela che "nello spogliatoio, negli ultimi due anni, accadevano cose mai viste". Come si permette? Il segreto dello spogliatoio è sacro. Solo dove non c'è l'Inter di mezzo, però.
E pazienza se a Vinovo c'è quel Fabio Quagliarella che alla presentazione delle maglie diceva "ormai faccio solo il modello...". Solo l'Inter è afflitta dall'inespugnabile maledizione dei clan. Una meravigliosa favola che continueranno a raccontare, tutto tratto da un'ispirazione di Zlatan Ibrahimovic. Quello che "io sono Ibra, e voi chi ca*** siete?". Un uomo che di armonia nello spogliatoio (chiedete a Oguchi Onyewu) se ne intende. Il vero leader è quello che aggrega (vedi Samuel Eto'o), non che divide (vedi Zlatan Ibrahimovic).
Tutte le favole però - si sa - hanno una loro morale. Sotto sotto, anche la meravigliosa fiaba dei clan può vantarla. Vuoi vedere che... si parla degli altri per non parlare di sé?
Twitter: @FabRomano21

Read more