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UFFICIALE - Walter Samuel ha rinnovato fino al 2014


Fonte: Inter.it
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
L'Inter e Walter Samuel insieme per un'altra stagione. Arriva anche l'ufficialità con un comunicato del club di poco fa: "All'Inter dall'estate 2005, il difensore argentino - che vanta 226 presenze e 15 gol in maglia nerazzurra - ha prolungato il rapporto contrattuale con la Società: rinnovo annuale (sino al 30 giugno 2014)".

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Stankovic: "Addio Inter? No, potrei restare qui! Dipenderà da Mazzarri"


Fonte: Sportal.rs


© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Dal Pionir, storica arena di Belgrado dove ha assistito ad un incontro di pallacanestro tra la Stella Rossa e il Partizan Belgrado, Dejan Stankovic, centrocampista dell'Inter, ha rilasciato alcune dichiarazioni importanti in merito alle voci di una risoluzione del contratto, smentendo di avere intenzione di lasciare il club: "Non è assolutamente vero che ho intenzione di lasciare l'Inter. Vorrei iniziare la stagione con l'Inter, poi vedremo cosa vorrà fare il tecnicoWalter Mazzarri, chi vorrà che resti, chi partirà o arriverà...". Negata, quindi, l'esistenza di offerte da Lazio o dagli Stati Uniti: "Non c'è nulla, se arrivasse qualcosa potrei pensarci, se no rimarrò un altro anno in nerazzurro". 
Stankovic viene anche interpellato sul ritorno alla Stella Rossa: "Non lo so ancora, dipende da tante cose. Potrei giocare il match d'addio con quella maglia, vedremo". 

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Zanetti: "A settembre c'è la sosta, ne salto poche! Carriera finita? Scordatevelooo"


Foto Articolo
Javier Zanetti, intervistato da una testata argentina, ha confermato che non ha alcuna intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. Fcinter1908.it ha ripreso e riferito le parole del Capitano nerazzurro.
"Carriera finita? Scordatelooooo", ha risposto il Capitano con veemenza alla prima domanda. "Supererò anche questa, tornerò a 40 anni con il serbatoio ancora pieno. La mia carriera non è finita. Tornerò con più voglia e con più forza. Ora è importante che recuperi bene dall'infortunio. Quello che voglio è tornare a giocare con i miei compagni. Peccato non poter dare loro una mano nel finale di una stagione così difficile. Però tornerò alla Pinetina il prima possibile".
Lo stop sarà lungo ma al Capitano questo non interessa: tornerà. Ed è lo stesso Zanetti a raccontare il momento dell'infortunio: "Sono arrivato sul fondo e quando ho appoggiato la gamba sinistra ho sentito tirare. Mi sono subito reso conto che era qualcosa di grave e che sarebbe potuto essere il tendine. E così è stato: è stata una giornataccia. Ora farò tutto con calma per cercare di recuperare al meglio. La Serie A comincerà l'ultima settimana di agosto e poi a settembre ci sarà la sosta: non perderò tante partite".
Pochi rimpianti per Zanetti, dopo una carriera quasi priva di infortuni: "Gli infortuni fanno parte della vita del calciatore. Io ho avuto la fortuna di non avere praticamente mai infortuni, però tutti sappiamo che possono sempre accadere. Io sono stato fortunato: ho avuto il primo infortunio serio ad un'età molto avanzata. Molti avrebbero già terminato la carriera da tempo alla mia età".
Come cambia ora la vita di Zanetti? "Non cambiano i piani. Tra pochi giorni festeggeremo il compleanno di Tommy, a giugno quello di Sol, poi andremo a Buenos Aires. La vita continua. I messaggi di appoggio? Mi hanno emozionato. E' incredibile perché non credo di aver fatto niente di speciale", dice con modestia il Capitano.
Ma questa lesione sarà un modo per prepararsi anche mentalmente al ritiro? "Forse per il tempo libero che avrò. Però durante la riabilitazione penserò solo al rientro in campo, perché continuerò a ragionare da calciatore. Perché questo sono, un calciatore in attività, solo che sono infortunato".
E il futuro da dirigente? Sarà un modo per prepararlo al meglio: "E' sicuro. E' probabile che avremo qualche riunione con il presidente Moratti. Il prossimo anno dovrà essere un grande anno per l'inter".

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Palacio a Milito: "Ora ti aspettiamo! Zanetti è un simbolo, e con Messi..."

FONTE: FCINTERNEWS.IT



© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
Direttamente da Ezeiza, sede degli allenamenti della Nazionale argentina, Rodrigo Palacio si concede in una lunga intervista ai microfoni di ESPN Deportes, nella quale racconta le proprie sensazioni relative alla stagione e anche le prospettive per il futuro. Parole cheFcInterNews.it propone partendo da un primo occhio al Mondiale 2014, che lo potrebbe vedere tra i protagonisti, anche se il Trenza per ora glissa: "Ancora manca molto per pensarci, sarà importante fare bene e poi approfittare del momento giusto. Son contento di tornare nella Nazionale argentina, ma una volta che sei qui vuoi fare di più e nutri la speranza di poter giocare. Anche se so che è molto difficile, perché so che davanti a me ci sono ottimi giocatori".

Palacio passa a parlare della sua esperienza all'Inter: avrebbe mai immaginato, dopo il periodo al Genoa (del quale dice: "Nei primi sei mesi ho avuto delle difficoltà, poi sono riuscito ad adattarmi bene al calcio italiano") che il suo adattamento nella nuova realtà nerazzurra sarebbe stato così rapido, e soprattutto a suon di gol? "Beh, sapevo di approdare in una squadra dove militavano già tantissimi argentini, gente che conoscevo e della quale mi erano note classe e personalità, e questo soprattutto agli inizi mi ha aiutato. Sono comunque molto contento perché nell'Inter ci sono davvero buoni giocatori". Inevitabile una domanda su Javier Zanetti, ironica, relativa al suo vero ruolo: capitano, presidente, giocatore? Palacio risponde così: "E' soprattutto un compagno, però sappiamo tutti che cosa rappresenta Zanetti per l'Inter, è il vero emblema, visto che gioca lì da tantissimi anni".  Si parla anche del grave infortunio occorso a Diego Milito, per il quale Palacio esprime il proprio rammarico: "E' stato davvero un colpo durissimo per noi, perché Diego è un giocatore troppo importante per l'Inter. E' il bomber, l'uomo in grado di fare la differenza. La maniera in cui si è infortunato è stata dolorosa per tutti noi, anche perché si tratta di un compagno ottimo. Però, adesso, non possiamo che aspettare che recuperi il prima possibile e che torni presto con noi".

Sul suo atteggiamento in campo l'attaccante ex Genoa aggiunge: "Io ovviamente quando gioco faccio il possibile per segnare almeno un gol, poi se non arriva ma riusciamo lo stesso a vincere va bene uguale, la cosa più importante è sempre la squadra". Adesso che è in Nazionale, Palacio avrà l'opportunità di giocare al fianco diLionel Messi, riconosciuto universalmente come il miglior giocatore del mondo: cosa significa avere uno come lui come capitano e come compagno? "Credo che per me come per gli altri compagni sia un orgoglio averlo con noi, ogni giorno cerchiamo di stare vicino a lui per approfittare di questa opportunità e imparare qualcosa". Sempre sul discorso Nazionale, come pensa Palacio di superare la concorrenza formata da Higuain e Aguero? "Mi sembra giusto che siano loro a giocare titolari, quando giocano fanno sempre bene. Però io e gli altri saremo pronti a entrare quando Sabella avrà bisogno di alternative. Cosa posso portare dalla mia esperienza italiana? Mah, io provo sempre a giocare alla stessa maniera, forse adesso riesco a giocare più vicino alla porta rispetto a quando ero qui. In questo credo di essere migliorato, ora provo a stare sempre molto vicino all'area".

E come pensa di sfruttare questa caratteristica se un giorno dovesse trovarsi a giocare fianco a fianco con la Pulga? "Immagino che forse sarà un po' difficile per lui, perché è abituato forse a giocare con gente che sa passargli bene il pallone... Però per me sarebbe meraviglioso poter avere questa opportunità, lo vivo come un sogno". Domanda insidiosa: qualora dovesse tornare un giorno a giocare in Argentina, con quale maglia tornerebbe a giocare: Boca Juniors, Banfield o Huracan (i suoi tre club argentini, ndr)? "Non so, non so quali possano essere i club che mi vorrebbero se decidessi di tornare. Non ho problemi, son stato molto bene ovunque e mi piacerebbe tornare. Dove può arrivare il Boca con Carlos Bianchi e Juan Riquelme? Lo seguo quando posso in Internet, i due ritorni sono molto importanti perché sono persone molto amate dai tifosi. Spero che possano fare grandi cose e vincere il campionato".  Infine, si scherza sulla sua moda della Trenza, che in Argentina ha molti seguaci: "In Italia non vedo molta gente con il mio look, anche se qualcuno c'è. Comunque, voglio ringraziare i miei fan per l'appoggio che mi danno".

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Zanetti fa 600 in A: "Amo l'Inter totalmente. E io..."



Fonte: Inter.it
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
E dopo un giorno speciale arriva un altro giorno speciale. Dopo i 105 anni dell'Inter, le 600 gare in campionato con la maglia dell'Inter. Sono quelle che, scendendo in campo contro il Bologna domani, festeggerà Javier Zanetti. Ai microfoni di Inter Channel, il capitano spiega: "Sono fiero e orgoglioso di fare parte di questa grande famiglia che è l'Inter. 105 anni di storia sono veramente tanti e credo che, qualsiasi sia il momento che stiamo attraversando, l'Inter si ami in maniera incondizionata. Io la penso così e questo è quello che provo".
E questo è anche quello che hanno dismostrato i tanti tifosi presenti ieri all'allanemento dei nerazzurri e sempre pronti a sostenere la squadra: "Loro sono sempre fantastici perchè ci sono sempre al di là del momento che si può attrraversare e questo è da sottolineare. L'Inter è una Società che ha tanto affetto da tanta gente e questo credo sia molto importante per tutti noi".
Sul record che il Capitano raggiungerà proprio domani scendendo in campo con il Bologna: "Sono tante partite, 600 in serie A. E anche per questo devo ringraziare l'Inter, per me essere capitano dopo tanti anni è sempre una bellissima responsabilità e porto questa fascia con tanto orgoglio. Se indosserò una fascia speciale? Immagino di si, ci avrà pensato certamente il mio amico Fede, ma al di là di questo speriamo di poter festeggiare sia le mie 600 partite sia il complenno dell'Inter con una grande prestazione riscattandoci dalla sconfitta di Londra e con una grande vittoria di cui abbiamo bisogno in campionato per restare sempre in alto. Domani serve attenzione e concentrazione molto alta, soprattutto con questo tipo di squadre, che sono molto pericolose davanti. Poi, credo che dobbiamo fare la nostra partita per cercare di sfruttare le occasioni che il Bologna ci può dare".

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Chivu: "Ignoro le critiche. Strama? Preferisco..."



© foto di Federico Gaetano
In viaggio con Cristian Chivu: è il difensore romeno il protagonista dell'odierna puntata di Drive Inter su Inter Channel. Con Nagaja Beccalossi al suo fianco, Chivu debutta salutando in francese, per poi raccontare i suoi dieci anni in Italia. L'inizio è un po' acidino: "Si parla sempre delle solite cose, banali, non ci sono novità da raccontare, è un mondo finto..."; poi Chivu decide di stare al gioco: "Cosa faccio in giornata? Guido per andare ad Appiano, i chilometri sono tanti da fare ma per fortuna evitiamo il traffico. Poi ascolto tanto la radio, per la musica e le notizie e in tempo reale. La mia preferita è Radio 105, con Marco Galli (speaker dell'emittente, ndr) che è un grande tifoso interista".
Sulla sua storia da calciatore spiega: "Ho intrapreso questa carriera ma sono riuscito a completare il liceo in Romania, ad indirizzo sportivo. A 16 anni ho iniziato a giocare in Serie A, avevo scuola alla mattina e allenamento al pomeriggio prima di tornare a scuola.  La maturità l'ho presa in ritiro, dopo l'esame ho proseguito il ritiro. E' stata molto importante la famiglia, l'educazione che mi è stata data. Poi ognuno ha dei valori e dei principi che ti guidano nella vita, insegnati dai miei genitori cui sono grato. Poi mi hanno aiutato nella mia vita professionale e non solo. Mio padre ci ha lasciati che avevo 18 anni, da lì ho imparato a gestirmi da solo nella vita. Certo, la mancanza sua si sente ancora, mi manca fare due chiacchiere e magari scontrarmi con lui, dicendogli quello che non ho mai potuto dirgli. Il classico rapporto padre-figlio. Poi anche lui era nel mondo del calcio, poteva aiutarmi un po' di più nelle incertezze che ho avuto in questi anni, e condividere successi e difficoltà".
Ma Chivu ha un vero rimpianto? "No, assolutamente... Poi, di sbagli ne ho fatti ma fanno parte della crescita, magari non sarei l'uomo di oggi se non li avessi fatti. Si parla poi delle soddisfazioni all'Inter, dove arrivò nel 2007: "Sapevo della forza di questo gruppo, per questo desideravo di venire qui. Non era il primo approccio tra me e l'Inter, già qualche contatto ci fu prima che andassi alla Roma, era la quarta volta che venivano a cercarmi e non potevo dire no. Giocando contro l'Inter ti accorgevi della forza di quella squadra. Poi il presidente è una persona stupenda, non avevo quindi bisogno di storie e di progetti, bastavano gli incroci del passato. E il tempo mi ha dato ragione...".
Quanto si sente cambiato Chivu in questi anni? "Parecchio: sono arrivato a 26 anni, ora ne ho 32, con una famiglia. Quell'estate ho conosciuto mia moglie Adelina e poi ci siamo sposati. Dopo l'incidente alla testa ho pensato anche di lasciare il calcio: lì cambia il modo di vivere la vita, ora ho anche qualche capello bianco in più... La vita cambia, umanamente ma anche professionalmente, perché sei in una grande squadra che ogni anno lotta per traguardi importanti e senti la pressione. Ogni giorno devi dimostrare il tuo valore, nessuno ha pazienza. E giocare a San Siro non è mai facile, e gli esempi di giocatori che hanno subito l'effetto ci sono. Se si può superare? Sì, ma bisogna avere carattere e attributi... La prima volta a San Siro è stata stupenda, i tifosi sono esigenti ma l'affetto c'è sempre stato. E San Siro pieno è speciale".
Come si gestisce l'eventuale difficoltà? "Non c'è una ricetta, bisogna impegnarsi per dare continuità nel lavoro. Poi bisogna sempre andare incontro alle proprie paure e debolezze. Io ho fatto così, più mi sento criticato più ho voglia di giocare. I giudizi cambiano di partita in partita, si sa... Ai tifosi non devo insegnare nulla, noi ci impegniamo in campo e lo facciamo sempre nei modi migliori. L'unica garanzia che diamo ai tifosi è quella: noi lavoriamo tanto".
L'Inter di quest'anno è un mix tra giovani ed esperti. Come ci si amalgama tra uomini? "Si può fare trasmettendo il proprio pensiero anche con l'impegno che ci metti in allenamento, ma tutti quelli che sono qui devono capire cosa rappresenta l'Inter, i sacrifici fatti sin qui, le vittorie ottenute, il cuore che abbiamo lasciato sempre in ogni partita. Chi arriva deve capire l'importanza del nome di una squadra che ha fatto storia". Sul rapporto con Andrea Stramaccioni spiega: "Mai avuto problemi. Io lavoro sempre, non mi lamento, non faccio capricci come mi è stato insegnato ai tempi dell'Ajax". Anche se l'allenatore che per lui è stato fondamentale è uno solo: "Mio padre. Giocava terzino sinistro, e fu lui a darmi l'esempio avendolo in casa. E' stato un giocatore normale, ha fatto le nazionali giovanili ma mai ha giocato nella maggiore. Io ho voluto subito far tacere chi mi accusava di essere un raccomandato. Oggi proseguo il mio cammino, e lavoro per essere all'altezza".
Si torna anche sulla scelta di salutare la Nazionale romena: "Fa un po' male, perché so i sacrifici che ho fatto per andare in Nazionale. Ma il fatto che mi hanno fatto del male mi ha dato da pensare; non è stata una scelta immediata, per anni ho pensato alle soddisfazioni che dava giocare per il mio Paese e superavo queste cose. Ma poi ho detto basta, ma non perché volevo dedicarmi solo all'Inter: era il momento che non ce la facevo più".
Chi è stato l'attaccante più difficile da marcare? "Ruud Van Nistelrooy, era qualcosa di speciale. Poi ognuno ha le sue caratteristiche e gioca ad un certo livello, poi se hanno bravi giocatori a dare loro una mano diventa difficile. In Italia potrei dire Zlatan Ibrahimovic quando era al Milan, ma penso anche a Osvaldo, Vucinic...". In conclusione, Chivu si schernisce sulle figlie: "Io maschi non riesco a farne, se riprovo a fare un altro bambino nasce femmina, lo so". 

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Chivu, rientro speciale: sarà anche capitano



© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
Serata speciale per Cristian Chivu: il difensore romeno, che torna in campo dopo quattro mesi, come ci segnalano i nostri inviati Fabio Costantino e Mario Garau sarà insignito anche del ruolo di capitano. Una decisione di rilievo quella di Stramaccioni, che ha voluto così dare ancora più valore al rientro di un giocatore che il tecnico ha sempre definito molto importante. 

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Chivu c'è: "Finalmente! C'erano problemi. All'Inter a vita. Il ruolo? Mai più..."



Fonte: Rai Sport - Inter.it
È pronto per tornare in campo Cristian Chivu, non vede l'ora. È dal 2 agosto, dalla gara Hajduk Spalato-Inter, che il difensore nerazzurro non gioca una partita ufficiale, ma adesso è pronto per essere utlizzato. "Sto bene, sono stati quattro mesi non facili, ma ora sto bene - racconta a RaiSport -. Ho provato ad affrontare questi quattro mesi con serenità e a superarli ed ora eccomi, li ho superati. C'erano state delle complicazioni, per cui ho dovuto operarmi una seconda volta, ma ora sto abbastanza bene per essere a disposizione e dare una mano".
Della sua Inter vista in questi mesi da fuori, Chivu parla quindi così: "È una squadra che deve crescere ancora, che ha saputo fare dei risultati importanti, tanto che siamo secondi. Il progresso c'è stato e ce ne sarà ancora. Io ad agosto avrei firmato per questo secondo posto a dicembre. Ora si continua a lavorare. La difesa a tre? Abbiamo vinto parecchio con la difesa a tre, funziona. Siamo comunque in grado di fare bene anche con la difesa a quattro. Il mio ruolo? Il difensore centrale, per la sinistra non ho più il passo... (sorride, ndr). Comunque abbiamo già deciso, farò il centrale. Certamente sarà una lotta per giocare (sorride, ndr), perché abbiamo tutti difensori centrali bravi, ma va bene così".
A Chivu viene poi chiesto se la Juve sia imprendibile: "È da battere. Sappiamo della loro forza ma manca un girone da giocare. Alla fine, da un punto di vista tecnico, non c'è tanta distanza tra Inter e Juve. Forse loro però sentono a livello mentale la forza dell'essere campioni in carica. Ora noi cerchiamo la continuità, vincere anche con le squadre più piccole".
Nel corso dell'intervista, al giocatore nerazzurro viene inoltre chiesto un suo commento sugli errori arbitrali che hanno penalizzato l'Inter: "Ci sono stati degli errori, a volte anche clamorosi, ma tutti noi siamo umani e possiamo sbagliare, con la speranza che gli errori non siano fatti in mala fede e che rimangano solo errori".
Domani si gioca contro l'Hellas Verona, in una gara valida per gli ottavi di finale di Tim Cup, "un altro trofeo che si può vincere, ce la giochiamo, sono 5 gare da vincere, le vogliamo vincere".
Infine, una battuta sul proseguimento della carriera di Chivu: "Il mio futuro? All'Inter! O almeno spero... se non mi cacciano via! (ride, ndr). Scherzo, sono contento qui, contentissimo, e la Società è contenta: finirò la mia carriera qui".

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Strama racconta: "Io per l'Inter ho cambiato vita. E il mio calcio è così"



© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
Stracult, l'uomo del momento. IlGuerin Sportivo di questo mese dedica la sua apertura ad Andrea Stramaccioni, allenatore dell'Inter, un uomo che in pochi mesi ha saputo accattivarsi le simpatie di tifosi e addetti ai lavori: per il suo modo di fare, ma soprattutto per le sue grandi competenze e per l'abilità con la quale è riuscito ad imporsi su una panchina da sempre rovente come quella nerazzurra. E insieme, propone un'intervista rilasciata ai microfoni della psicologa Isabella Croce, apparsa in uno degli ultimi numeri della rivista del Settore Tecnico della Figc 'L'Allenatore'. Ecco cosa ha raccontato, a partire dai suoi esordi:
"L'idea di diventare allenatore nasce nel tempo. Dopo l'esperienza col Bologna fermatasi per il guaio al ginocchio, al quale ho reagito emotivamente malissimo, dopo due o tre anni, tramite un'amicizia di mia madre, sono andato all'Az Sport, una società di Monte Sacro. Ho iniziato con gli Allievi sperimentali vincendo due volte il campionato, poi sono andato alla Romulea, dove vincemmo due scudetti. Avevo 28 anni, dopo un mese mi affidarono i Giovanissimi '92 poi gli Allievi '91. Intanto continuavo la pratica presso uno studio legale. Quando mi ha chiamato l'Inter per la Primavera, però, l'ho lasciato e sono andato a Milano con mia moglie". Come definirebbe Strama il ruolo dell'allenatore? "E' colui che ha la responsabilità di guidare una squadra. Il modo di guidare un gruppo cambia a seconda dell'età delle persone. C'è una grossa differenza tra allenare Primavera e prima squadra. Punti di forza? Direi il rapporto coi giocatori, basato sulla chiarezza e sull'immediatezza, il che dà grandi vantaggi in ambito lavorativo. Sottolineo anche l'importanza della qualità del lavoro sul campo e la competenza. Che, come punto debole che evidenzierei, è spesso collegata al risultato del campo. Capisco gli investimenti, ma l'incertezza che si viene a creare influisce sull'attività che si svolge. Un altro aspetto negativo è la sovraesposizione mediatica per qualunque cosa accada intorno alla squadra. Siamo dei rappresentanti mediatici, e si è speso costretti ad accettare critiche o giudizi che non dipendono dal nostro operato".
Stramaccioni elenca poi le caratteristiche fondamentali di un allenatore: "Deve avere forte personalità, intesa come capacità di avere un certo impatto sugli altri, come carisma e come leadership. Avere l'abilità di saper comunicare in maniera efficacee avere una discreta sensibilità per comprendere gli altri. Ovviamente insieme alla competenza e la padronanza del mestiere". Parlando dei tecnici che lo hanno maggiormente influenzato, il tecnico nerazzurro aggiunge: "Quando Cesare Prandelliera a Parma ho avuto modo di osservare a lungo il suo modo di preparare e gestire gli allenamenti. Da Luciano Spalletti, in cinque anni, ho imparato tantissimo. Infine vorrei nominare Arrigo Sacchi, il grande promotore del calcio, dell'applicazione, della ripetizione". 
Ma qual è la filosofia calcistica di Andrea Stramaccioni? E' basata sull'idea di un calcio propositivo. Far sì che i ragazzi in campo esprimano collettività  e collaborazione e siano coinvolti nel gioco superando i limiti dell'individualità". Poi viene interrogato sulle difficoltà incontrate nel suo percorso formativo: "Sicuramente il passaggio dalla Primavera alla prima squadra è un salto molto grande, in cui variano le componenti di comunicazione e subentra il concetto di risultato in modo determinante. Senza trascurare la presenza di due elementi come giornali e media che monitorano e giudicano costantemente dall'esterno, e dei tifosi. Tutte queste differenze moltiplichiamole per 100, se la prima squadra poi si chiama Inter e tu subentri dopo quattro grandi allenatori che per un motivo o un altro non sono rimasti alla guida della squadra".

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GUARDA LA FOTO - Che parole d'amore per l'Inter da Guarin

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L'Inter per lui è davvero un punto di arrivo e non un punto di partenza. Fredy Guarin, dal suo profilo twitter, lo fa capire a chiare lettere twittando una sua foto con al collo la sciarpa nerazzurra ed una frase: "Un día lo pensé un día lo soñé un día lo logre". La traduzione? Un giorno l'ho pensato, un giorno l'ho sognato, un giorno l'ho realizzato. Un vero atto d'amore per il colombiano.

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ESCLUSIVA - Benedetti: "Sogno di tornare all'Inter. Grazie a Cordoba..."

ESCLUSIVA FCINTERNEWS.IT



Simone Benedetti, difensore classe '92, è una delle più grandi speranze del nostro calcio: tenacia, centimetri, senso della posizione. L'Inter detiene una metà del suo cartellino e segue con molta attenzione il suo processo di maturazione in Serie B. Un processo che procede a gonfie vele, impreziosito dalla convocazione nella Nazionale B Italia del ct Piscedda. Simone infatti si è già ritagliato un ruolo importante nello Spezia di Michele Serena, avendo collezionato fino ad ora 9 presenze e 1 gol tra campionato e Coppa Italia. Noi diFcInterNews.it lo abbiamo ascoltato in esclusiva e vi riportiamo di seguito la nostra intervista.
Simone, come procede la tua avventura in Liguria?
Sto vivendo una bella esperienza qui. C'è un bel gruppo e personalmente sto crescendo e maturando giorno dopo giorno
Moratti disse un po' di tempo fa che tu e Ranocchia sareste diventati la coppia del futuro. Ci credi ancora?
Questo lo dite voi, io non so che farò. Mi auguro che le parole del presidente diventino dati di fatto.
Continui a tenerti in contatto con la dirigenza dell'Inter?
A volte sento Gigi (l'addetto stampa nerazzurro Luigi Crippa, ndr). E' un mio amico, spesso lo chiamo. Dell'Inter sento solo lui. Stramaccioni? Non ho mai avuto il piacere di parlarci, lo vedo in televisione e mi piace il suo modo di fare.
Ti dà fiducia il nuovo corso intrapreso dall'Inter riguardo l'utilizzo dei giovani?
Sì sicuramente è cambiata la rotta rispetto agli anni passati. Per noi giovani è importante lavorare anche per un posto in prima squadra, è un qualcosa che ti dà motivazioni e fiducia.
Con Serena giochi in una difesa a 4, saresti in grado di giocare anche a 3?
A Gubbio ho giocato in una difesa a tre ed è stata un'esperienza nuova. Però alla fine il tuo compito è sempre quello di difendere, marcare e contrastare. Se è facile adattarsi? Nel caso dei giocatori dell'Inter credo di sì, e comunque dipende dalle caratteristiche del singolo giocatore, non si può fare una valutazione oggettiva.
Il tuo cartellino è nelle mani di Inter e Torino, due società storiche. Come vivi un'altra stagione in prestito dopo quella a Gubbio?
Io credo che faccia parte della vita di un giocatore, se uno vuole sperare di giocare nell'Inter è normale dimostrare il proprio valore un po' ovunque.
C'è un calciatore che segui come esempio?
Ci sono tanti difensori che mi piacciono. Samuel su tutti, poi Piquè. Mi piace veder giocare anche Thiago Silva, sono loro gli unici grandi difensori in attività. Se negli allenamenti della prima squadra qualcuno mi dava consigli? Parlavo molto con Cordoba, che mi dava diversi suggerimenti su come comportarmi in campo dal punto di vista tattico. E' stata una fortuna potersi allenare con certi campioni, perché sono stati determinanti nella mia crescita.
Come mai il tuo compagno di squadra Crisetig non riesce a trovare spazio? Come sta vivendo questa situazione?
E' una cosa difficile da spiegare. Lorenzo è appena uscito dalla Primavera, il mister lo vede come trequartista. Davanti ha giocatori del calibro di Di Gennaro e Porcari, che gioca davanti la difesa. Il campionato comunque è lungo, io credo che avrà sicuramente l'occasione di ritagliarsi uno spazio e giocare.
Cosa auspichi per la tua carriera nell'immediato e nel futuro?
Sicuramente speriamo di migliorare sempre di più, magari di andare in A. Poi magari un giorno sogno di ritornare all'Inter e giocare con questi grandi campioni. Il Torino? Non lo dimentico. Sono anche un loro giocatore, è una società gloriosa e sono fiero di farne parte.

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Entusiasmo in casa Guarin: "Questa storia vivila!"



© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
C'è grosso entusiasmo nell'ambiente Inter dopo la vittoria del derby. E anche miss Guarin, Andreina, ha cinguettato tutta la sua gioia: "Holaa! Vivila, questa storia vivila...", le sue parole. Effetto stracittadina...

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Maicon, cuore nerazzurro: "Saudade Inter!"



© foto di Markus Ulmer/PhotoViews
Sei anni non si dimenticano. Maiconè stato professionista vero fino in fondo, andando via senza puntare i piedi e senza pesare sulle scelte societarie. La nuova vventura lo stimola, ma sarebbe rimasto senza problemi. U nesempio l'ex numero 13 nerazzurro, che dimostra una volta ancora di aver lasciato parecchio a Milano. Basta un messaggio su twitter per capire il suo attaccamento ai colori nerazzurri: "Saudade!!", scrive il terzino ora al City, indirizzandolo a Materazzi, Julio Cesar e Lucio, e col chiaro riferimento all'Inter. "Saudade!! @iomatrix23 @JulioCesarGol @Lucio_L3 @inter": più chiaro di così...

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Mou, cuore nerazzurro: gli chiedono della Juve e lui...



Fonte:
 Corriere dello Sport
© foto di Alterphotos/Image Sport
Nella testa di Josè Mourinho c'è sempre e solo l'Inter. Il tecnico portoghese - in occasione della riunione degli allenatori a Nyon - è stato interpellato dal Corriere dello Sport in merito alle possibilità della Juventus di arrivare fino in fondo in Champions League. L'allenatore del Real ha chiesto prima informazioni sulla sua Inter, spiegando però di non aver potuto assistere alla sfida di domenica sera contro la Roma, poi ha spiegato: "La Juventus non può essere una sorpresa perché ha una grande tradizione. E vero che lo scorso anno non ha partecipato alle coppe europee, ma uno scivolone di una stagione può starci. Adesso i bianconeri sono tornati sul palcoscenico che meritano di occupare. Una sorpresa sarebbe se riuscissero a vincere immediatamente la coppa, questo sì. Il top player mancato? Magari lo prenderà a gennaio. Llorente si svincola a giugno e forse il presidente dell'Athletic lo cederà prima di perderlo a zero euro. Trattare con il Bilbao non è facile: o paghi la clausola o è dura, ma a gennaio...". Su Antonio Conte ha poi aggiunto: "Conte il Mourinho italiano? La cosa mi onora, Antonio mi piace un sacco come allenatore. È un vincente, sa quello che vuole, ha carisma".

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Guarin giura amore: "All'Inter mi sento a casa, sono felice. Pereira..."

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Fredy Guarin ama l'Inter. In poco tempo è diventato un idolo dei tifosi nerazzurri, che lo inondano di messaggi anche su twitter. E Guarin risponde a tutti proprio su twitter, con una videochat per salutare i tifosi. "Forza Inter, sempre", così inizia Guarin, dimostrando il suo amore per i colori nerazzurri. Insieme a lui giocherà Alvaro Pereira, erano compagni al Porto: "Alvaro è un grande. Lo aspettiamo, tra poco giocherà". Guarin può aver spiegato a Pereira cosa vuol dire giocare nell'Inter: "Mi sento benissimo all'Inter, mi sento a casa. Sono molto felice". C'è chi gli chiede un gol, anche per il fantacalcio: "Un gol? Aspettiamo, aspettiamo, con calma…". Guarin resta concentrato sulla partita di domani: "Domani giochiamo contro il Vaslui, siamo concentrati. Ora guardo Barça-Real". Il colombiano parla un po' in italiano e po' in spagnolo e portoghese: "Sto imparando l'italiano, devo praticarlo di più". Sono tantissimi i tifosi che gli scrivono, Fredy risponde: "Grazie per tutto il sostegno, mi dà motivazione. Un abbraccio a tutti, forza Inter!".

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Cassano, il sogno si avvera: "Gioco nella mia squadra del cuore, è il top" 



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Prime parole da giocatore nerazzurro per Antonio Cassano, intervistato da Roberto Scarpini per Inter Channel nel suo primo giorno alla Pinetina. Finalmente è arrivato a casa sua: "Grazie, dopo un'eternità sono arrivato alla squadra per cui faccio il tifo", ribadendo la propria passione da bambino: "Per me è importante; se tifi una squadra e poi arrivi a giocarci è il massimo, mi è ritornato il sorriso. Segno sempre all'esordio? La cosa importante per me è rimettermi a posto, già per Pescara". Infine, una conferma sul numero: "Avrò Il 99, l'ho detto anche a Branca ed Ausilio. Ci sono affezionato". Infine, un saluto "agli interisti come me".


Fonte:fcinternews.it


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Gazzetta - 'Capitan' Sneijder si è già ripreso l'Inter!

Buona prestazione contro il Como per l'Inter di Stramaccioni. La Gazzetta dello Sport spende parole d'elogio per Wesley Sneijder, che con la fascia di capitano al braccio ha conquistato applausi. Il legame con Stramaccioni è sempre più solido. "Capitan Sneijder si è già ripreso l'Inter", si legge sulla rosea.

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L'amore conta: Sneijder rimane, stregato da Stramaccioni

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Avete presente quel giocatore svogliato, abulico, irritante, nervoso, sempre infortunato e mai decisivo spesso visto lo scorso anno? Ecco, dimenticatelo. Wesley Sneijder ha l'aria di chi vuole al più presto far dimenticare le brutture recenti, sue e della squadra in cui gioca. Voci di mercato prossime allo zero e voglia a mille. L'olandese aveva già fatto capire di gradire e non poco l'insediamento di Andrea Stramaccioni, e l'inizio di stagione 2012-2013 ha confermato il trend positivo tra lui, il tecnico e l'Inter.
Chi vive vicino a Wes giura sia tornato con grandissime motivazioni, parte integrante del nuovo progetto nerazzurro. Non è un caso che le partenze (tante) dei big avallate da Moratti serviranno anche a trattenere uno con il suo stipendio, ad oggi il più alto di tutta la Serie A. 6,5 milioni all'anno, più di Buffon e De Rossi (6), più anche di Totti (5) e dei compagni di squadra Milito e Julio Cesar (4,5).
E' tornato dalle vacanze in piena forma e si è messo subito a disposizione di Stramaccioni. E se lo scorso anno preferiva andare a vedere l'Utrecht del fratello Rodney saltando l'ultimo test pre-campionato con il Chievo, stavolta forza il suo rientro in gruppo per il Trofeo Tim anche se solo da spettatore a bordo campo. Differenze palesi, impossibile non notarle. Con questo spirito, e con un modulo tattico ad hoc (4-2-3-1 o 4-3-2-1 che sia), Sneijder potrà certamente tornare quello vero. Quello, per intenderci, che due anni e mezzo fa sfiorò (e avrebbe meritato) il Pallone d'Oro. Stasera può già scendere in campo nel test con il Como allo stadio 'Sinigaglia'.
Le frasi riportate oggi dalla Gazzetta, che risalgono allo scorso mese di giugno e che noi pubblicammo con puntualità (rileggi qui), lasciano intendere una volta di più quanto sia saldo il rapporto tra Wes e Strama. Un idillio nato subito, quasi un colpo di fulmine, in grado di ristabilire quelle ottime sensazioni nerazzurre quasi sopite nell'olandese.

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