Motta, Muntari... conoscete Zamorano?


EDITORIALE ESCLUSIVO X FCINTERNEWS.IT DI FABRIZIO ROMANO

Quando è troppo, è troppo. Va bene tutto, va bene il rispetto, ma sputare nel piatto in cui si è mangiato è sempre deleterio e sbagliato. Anche se si avesse ragione, agendo in questo modo si passa dalla parte del torto. E dalla parte del torto sono passati i signori Thiago Motta e Sulley Muntari. Così diversi in campo, così ugualmente fastidiosi fuori. Da Sulley, inutile dirlo, ce lo si aspettava. Attacchi con sparate a zero sull'Inter e sui suoi dirigenti, sfottò ai tifosi con stemma del Milan lucidato in occasione del derby, sguardo basso quando incrociava i giornalisti amici di un tempo che poi ha deciso di ignorare, con un pizzico di maleducazione. I fischi di San Siro, quello nerazzurro, negli ultimi anni, lo hanno mandato in esaurimento. Eppure, se il popolo dell'Inter lo massacrava un motivo ci sarà. La sintesi è quel Catania-Inter del 2010. Non serve aggiungere altro, due gialli in tre minuti di partita furono il disegno di un disastro. Il contorno, poi, milioni di palloni perduti e di cartellini distribuiti in giro per l'Italia e per l'Europa. Insostenibile.
L'Inter però a Muntari ha dato anche tanto. In quantità economiche, perché il bonifico mensile non era proprio da sputarci sopra, e in quantità di successi, perché se Muntari ha alzato una Champions League, una Coppa del Mondo per club e tanti altri trofei e scudetti, è solo grazie all'Inter. Quella stessa Inter che lo ha lasciato andare al suo amato Milan senza problemi, a parametro zero, sei mesi prima. La parola grazie nel vocabolario di Muntari non esiste. Magari durante lo sfogo, un accenno. No, nulla. Testa bassa, picchiare, senza ragionare. Se lo aspettavano tutti, forse non fino a questo punto. Peccato.
Ci si aspettava anche altro da Thiago Motta. Ben altro. Potrà dire anche che l'Inter lo ha scaricato, tutto quello che vuole, ma l'operazione di mercato in quel momento era concepibile e se lui per un rinnovo a quasi 30 anni giocava al tira e molla la colpa non è della società. Troppo facile poi sparare a zero anche da parte sua, punzecchiare sull'argomento clan (un capolavoro di Ibrahimovic, perfetto in ottica marketing per vendere la sua biografia), senza nemmeno dire un grazie. Da Thiago ce lo si aspettava meno. Meno fabbro in campo, più signore. L'Inter se lo è goduto fino in fondo, ha fatto vincere tanto anche a lui, ci ha scommesso dopo un'ottima annata al Genoa ma anche tanti dubbi sulla tenuta fisica. E' stato un perno nel Triplete, i tifosi non si stancheranno mai di ringraziarlo, in quell'Inter-Barça fu gigantesco. Ma attaccare adesso non è bello. Anche perché l'errore di Napoli lo ricordiamo ancora bene. Niente malafede, però testa da un'altra parte sì. Testa a Parigi. Ha detto che l'Inter lo ha trattato male, ma sul rinnovo qualcosa in più dovrebbe dirla anche lui. Scaricare le colpe non è bello, non ci si comporta così. Specialmente quando il conto in banca e il conto dei trofei, grazie all'Inter, è piacevole. Una delusione, il buon Thiago.
Tirare letame sull'Inter è una pratica di molti, diffusa. Estremamente comoda e in tal casi redditizia, si veda Muntari diventato idolo del popolo rossonero. Da Pirlo a Sulley nel giro di un annetto, e qualcuno è anche contento, invece di pensare che questa è una risposta al perché il Triplete in casa rossonera l'abbiano fatto solo a parole. Attaccano l'Inter, la attaccano in molti. Motta e Muntari non sono gli unici, c'era stato Ibrahimovic e non solo. Ma c'è anche chi per quella maglia ha pianto, è poi andato via, ma piange ancora. Ogni volta che sente il popolo della Beneamata cantare il suo nome, perché per i colori del cielo e della notte ha sempre dato tutto. A differenza di qualcun altro. A San Siro gli tremano le gambe. Ivan Zamorano è il ritratto dell'idolo. Uno che l'Inter l'ha amata, che per l'Inter ha sputato sangue e lacrime, prima e dopo il grande amore calcistico. Senza sputare nel piatto in cui si è mangiato a posteriori, nonostante avesse vinto molto meno di questi signorini abili a pungere per rivalutare se stessi.
Forse non conoscono Zamorano, i suoi occhi lucidi quando entra alla 'Scala del Calcio'. La sua onestà, il suo amore per la maglia. Adesso come allora. Forse però conoscono Hernan Crespo, di sicuro conoscono Ivan Ramiro Cordoba. Un altro che queste stesse sensazioni le vivrà, perché la maglia l'ha onorata sempre. E mai ha proferito una parola contro l'Inter. C'è chi all'Inter deve tanto, lo sa e lo riconosce, e chi preferisce fare il proprio interesse. Quello che conta è sempre l'amore della gente. Più Zamorano e Cordoba, meno Motta e Muntari. Per il bene di un calcio più onesto. E perché l'immenso amore del popolo nerazzurro, chi lo merita, lo ottiene. E non potrà staccarlo dalla propria pelle.
Twitter: @FabRomano21