4 giugno 1961 – Nasce l’odio tra Juventus e Inter, tra un “clamoroso al Cibali” e l’addio di Boniperti

Fonte: SpazioJuve.it


Una delle passioni umane più travolgenti è sicuramente l’odio, che secondo Erich Fromm è il risultato di una profonda ferita o di una situazione dolorosa e immutabile di fronte alla quale ci si sente impotenti. Dal 4 giugno del 1961 una parete di odio invalicabile separa due squadre. Così come la Bibbia narra che Dio separò la terra dal cielo, allo stesso modo Juventus e Inter, a partire da quel giorno, non sarebbero mai più state dalla stessa parte del Creato.

Il campionato di serie A 1960/61 vede la Juventus di Gunnar Gren impegnata a difendere il titolo di Campione d’Italia dall’attacco del Milan e dell’Inter, guidata per la prima volta da Helenio Herrera. Dopo un avvio difficile, i bianconeri si portano in vetta alla classifica grazie a cinque vittorie di fila ottenute all’inizio del girone di ritorno.

Il 16 aprile a Torino c’è Juventus-Inter, ma la partita viene sospesa per un’invasione di campo da parte di tifosi entrati all’interno dello stadio senza biglietto. I nerazzurri ottennero in primo grado lo 0-2 a tavolino, ma la Juventus fece ricorso. Il 3 giugno, alla vigilia dell’ultima giornata di campionato e con l’Inter a pari punti (46), la CAF accolse il ricorso dei bianconeri e ordinò la ripetizione della gara. Polemiche a non finire, soprattutto per il concomitante ruolo di presidente della Figc del numero uno bianconero, Umberto Agnelli.  La decisione tolse due punti ai nerazzurri, costretti dunque a vincere a Catania ed a sperare in un passo falso della Juventus impegnata contro il Bari.



Ma la storia mette inevitabilmente tutti i tasselli al posto giusto, ed alla fine il puzzle riesce sempre, a onta della dietrologia vittimista che negli anni a venire sarebbe diventata una costante (non solo nerazzurra) e che avrebbe conosciuto sublimazione nella “vendetta postuma” di un processo-farsa celebrato la bellezza di 45 anni dopo.

Il 4 giugno del 1961 i nerazzurri arrivarono a Catania forti del 5-0 conquistato all’andata, frutto di quattro autoreti degli etnei e di un gol di Firmani. Herrerà definì quella siciliana «una squadra di dilettanti postelegrafonici baciata dalla fortuna». Un’affermazione che fu considerata uno “sgarro” da vendicare, e così fu: la partita finì 2-0 per il Catania, che bloccò le ambizioni dell’Inter e regalò lo scudetto alla Juventus (1-1 contro il Bari). La voce di pietra di Sandro Ciotti, dai microfoni di “Tutto il calcio minuto per minuto”, gridava “Clamoroso al Cibali”, e sugli spalti i tifosi siciliani irridevano il tecnico dell’Inter cantando “Herrera cha-cha-cha” facendo sfilare, a fine gara, una bara con i colori nerazzurri.

La ripetizione di Juventus-Inter, ormai irrilevante ai fini della classifica, fu giocata il 10 giugno. Angelo Moratti mandò in campo la Primavera, la partita finì 9-1 per i bianconeri con 6 gol di Sivori, quell’anno insignito del “Pallone d’Oro”. Eppure quello fu un giorno triste per tutta la Juventus: a fine gara Giampiero Boniperti consegnò le sue scarpette al magazziniere: “Crova, ecco le mie scarpe. Ho finito“. Dopo 444 partite, non le avrebbe più calzate.