Attenti, è un sistema drogato. E a rimetterci siamo anche noi

EDITORIALE ESCLUSIVO X FCINTERNEWS.IT DI FABIO COSTANTINO



Attenzione, il calcio internazionale è un sistema drogato. Altro che Fair Play Finanziario, il problema non si risolverebbe con le limitazioni, o pseudo tali, imposte da Michel Platini. Serve un intervento assai più concreto, globale e non solo europeo. Vado al punto. Notizia di ieri è l’improvviso innamoramento del Paris Saint-Germain per Marco Verratti, oggetto del desiderio di molti club italiani mai in grado di soddisfare le richieste del Pescara. Persino l’Inter ha provato il colpo gobbo, in partnership con il Genoa, prima che Marotta ‘ricattasse’ Preziosi su altre operazioni in comune. Adesso con l’intromissione transalpina, e l’assegno da 10 milioni tondi tondi pronti per Sebastiani, presidente degli abruzzesi, c’è il concreto rischio di perdere uno dei nostri giovani più promettenti.

Il dio denaro continua a comandare e a prevalere sul blasone, e non è certo la prima volta che il PSG si mette in mezzo e rovina piani di mercato delle squadre italiane. Mi riferisco all’Inter, in particolare, che aveva ormai preso Lavezzi e che se l’è visto soffiare da una società assai più ricca, in grado di proporre un’offerta irrinunciabile a De Laurentiis. Delusione allo stato puro per Moratti, impossibilitato a replicare dal punto di vista finanziario. Il PSG è solo l’ultimo esempio di società prepotenti che, guidate da sceicchi e oligarchi russi curiosi di entrare nel business del pallone e di giocarci, distribuiscono assegni da 8 cifre e non lesinano neanche dal punto di vista degli stipendi. Impossibile, per club anche dalla lunga tradizione ma ammanettati dalla crisi finanziaria globale, competere con certe cifre.

L’Inter, ahinoi, è nella vasta cerchia di chi deve elaborare continuamente i conti per far quadrare i bilanci. È terminata l’epoca in cui Moratti staccava assegni senza neanche rifletterci, oggi dobbiamo rassegnarci a raccogliere le briciole dalle tavole dei vari Mansour, Al-Thani e Al-Khelaifi, padroni del calcio internazionale e killer di ogni logica di mercato concorrenziale. È evidente che qualcosa in questo sistema non va, come mai non sembra che il FFP stia imponendo un atteggiamento più low profile anche ai magnati del pallone? C’è chi non sembra affatto preoccupato dalle regole di monsieur Platini, tanto da farsene beffe con acquisti multimilionari e stipendi faraonici. Lo stesso Abramovich, evidentemente ringalluzzito dalla conquista della Champions, si sta dando alla pazza gioia (Hazard, Marin, forse Maicon e Hulk) dopo qualche stagione di scarso entusiasmo per mancanza di risultati. Prima ancora degli sceicchi, l’epopea di Florentino Perez e del suo Real Madrid, tornata in auge dopo la parentesi Calderon, per continuare a investire vagonate di milioni di euro e aumentare il debito nei confronti delle banche, oggi da ripianare il più presto possibile.

Ma se si ha a che fare con sceicchi, poco importa, il loro patrimonio personale è sufficiente a sbizzarrirsi senza timori di indebitamenti. Peccato che il FFP vieterebbe ripianamenti indipendenti dal fatturato della società… Urge un intervento in ambito internazionale, magari un salary cap sull’esempio dell’NBA, sistema che funziona alla perfezione e che premia le franchigie più oculate e veggenti, in grado di individuare giovani talenti e ottimizzare al meglio le risorse economiche. Mi rendo conto che un tale sistema possa funzionare meglio dove c’è una maturità da questo punto di vista e, soprattutto, dove il contesto è comune (si parla la medesima lingua e il regime fiscale è lo stesso). Ma un tentativo di imitazione andrebbe fatto, è il momento di limitare certi investimenti spropositati che stonano tremendamente con il clima finanziario attuale e rendono impossibile la libera concorrenza.

Se ogni società avesse un tetto massimo di monte ingaggi, potrebbe agire con maggiore serenità e solo allora emergerebbero le competenze dirigenziali. In questa situazione non ha senso neanche crescere i giovani, perché se anche uno su dieci riesce a sfondare, immediatamente arriva l’offerta dello sceicco che pur di accaparrarselo è pronto a ricoprirlo d’oro, vanificando il lavoro di un club sul fronte giovanile e privandolo di un campione, di una potenziale bandiera amata dai tifosi. Qualcuno dirà: basta firmare contratti pluriennali e nessuna sirena potrà sortire effetti. Sarebbe così in un mondo (o un sistema) perfetto. Non nel calcio odierno.

Un esempio? Thiago Silva: il Milan ha rifiutato la ricca proposta economica del PSG, ma si è visto costretto ad adeguargli lo stipendio verso l’alto, solo per averlo ‘costretto’ a rifiutare a un ingaggio invidiabile. In una realtà parallela, dopo il rifiuto della proposta di Leonardo, Galliani avrebbe detto al brasiliano: “hai un contratto fino al 2016, lo rispetterai e alla scadenza ne riparleremo”. Ma poi, così, si va incontro a mal di pancia, battibecchi, litigi interni allo spogliatoio e quant’altro mini la serenità di una squadra. Anche per questo l’Inter ha rinunciato a Balotelli cedendolo al Manchester City, anche per questo ha accettato di ritoccare determinati ingaggi condannandosi al vicolo cieco da cui sta cercando di fuggire tramite risoluzioni contrattuali.

C’è poco da aggiungere, fino a quando il sistema sarà drogato dai petroldollari non esisterà una giustizia o un equilibrio in ambito di mercato. Così chi è forte continuerà a rinforzarsi investendo vagonate di soldi e chi vuole rimanere dietro dovrà continuare a indebitarsi, o accontentarsi di esuberi o briciole provenienti dalle rose dei club ricchi. Inoltre, è immorale che i calciatori continuino a percepire certi stipendi e battano cassa dopo appena una buona stagione, forti di offerte provenienti dall’estero. Ci fosse un tetto salariale, anche loro dovrebbero accontentarsi di guadagnare meno pur di vestire la maglia preferita. E tutto il sistema calcio ne trarrebbe enormi benefici. Ah, che bella l'NBA...