Rossonerazzurri?
Editoriale esclusivo x fcinternews.it di Domenico Fabbricini E' e probabilmente sarà l'argomento di maggior discussione questa estate, forse anche più del mercato, complice il fatto che finora non ha regalato grandi colpi o grandi emozioni. Stiamo parlando della seconda maglia dell'Inter, che piaccia o no un risultato lo ha già raggiunto: far parlare di sé. Nel mondo dello spettacolo si suol dire "bene o male, basta che se ne parli", e in una strategia di marketing questo è importante. Già, quel marketing che tanto stona alla Curva Nord (o quantomeno ai suoi portavoce, magari non incarnerà il pensiero di tutti i tifosi, ma una posizione netta l'ha già presa), che in una lettera aperta e schietta al presidente Moratti ha rinnegato con forza quella maglia rossa chiedendo a tutti i tifosi di non acquistarla. Speranza vana visto che gli Inter Store sono stati letteralmente "sbancati" in questi primi giorni di vendita delle nuove casacche, con un autentico boom della maglia incriminata. Che ha venduto molto più della classica nerazzurra. Marketing si diceva, è chiaro che è per questioni meramente commerciali che ogni anno una squadra di calcio cambia la sua casacca: se restasse uguale nessun tifoso ne comprerebbe un'altra. E invece via a lavori di fantasia, studi di fattibilità, simbologie più o meno celate, per prodotti che sono delle vere e proprie opere d'arte, che fanno bene anche alle casse societarie. Perché non dimentichiamo che mai come ora il mondo del calcio ha bisogno di ossigeno "monetario", si fa un gran parlare di merchandising, stadi di proprietà e marketing appunto, di come ogni squadra, e l'Inter non fa eccezione, debba dotarsi di strategie adeguate per avere un'altra fonte di ricavi. E la maglia rossa, piaccia o no, rientra in questa strategia. Perché fa parlare, perché è particolare, ma anche perché è bella. Anche il sottoscritto era molto scettico quando, diversi mesi fa, ha dato in anteprima la notizia della seconda maglia rossa. Eppure a vederla nel negozio, se per un attimo si smette di pensare a rivalità e colori storici, fa veramente un bell'effetto. E' una bella maglia, bisogna riconoscerlo, a livello oggettivo. Sarà per questo che, passeggiando per Pinzolo, è tutto un pullulare di tifosi con la maglia rossa addosso. Al punto che, se qualcuno arrivasse ora da un Paese lontano e non avesse seguito gli ultimi sviluppi, penserebbe di aver sbagliato ritiro. Il punto però è un altro: il rosso, unito al nero che inevitabilmente fa parte dei colori dell'Inter, ricorda troppo da vicino i colori dell'altra squadra di Milano, quella tanto odiata. Quando nel lontano 1908 i fondatori dell'F.C. Internazionale, dissidenti di un Milan già realtà, scelsero i colori sociali, si ispirarono al colore del cielo e della notte, su uno sfondo dorato come le stelle, ma anche alla tradizionale contrasto cromatico tra rosso e blu, evidente sulle classiche matite da correzione compiti scolastici, come vi abbiamo raccontato non molti giorni fa. Insomma l'Inter nasce per contrapporsi al Milan, i padri fondatori si staranno forse rigirando nella tomba nel vedere la nuova maglia, ma tutto è lecito in nome del marketing. Marketing perché aiuta a vendere, e i fatti lo dimostrano; marketing perché aiuta l'espansine ai mercati asiatici, e non a caso Moratti ha regalato una maglia cinese al presidente delle Ferrovie Cinesi che dovrebbe finanziare la costruzione del nuovo stadio di proprietà (rossa come la bandiera cinese, e non come il rosso Milan, che è diverso); marketing perché crea un prodotto totalmente nuovo, che attira la curiosità, in un calcio in cui la terza maglia della Juve è fucsia, la seconda del Napoli è gialla, la terza del Lecce diventa verde e così via. Ecco, se il colore fosse stato un altro, qualunque altro, forse lo si sarebbe accettato più tanquillamente. Ma va anche ricordato che di rosso non c'è solo il Milan, c'è anche lo stemma di Milano, come è stato ricordato al momento della presentazione, c'è la maglia dei portieri, che negli ultimi anni era proprio rossa, e tante altre squadre, tanto per dirne una. Noi non vogliamo scherarci nè dall'una nè dall'altra parte, probabilmente resteranno sempre due fazioni separate, quelle dei tifosi a favore e di quelli contrari, ma possiamo solo effettuare due valutazioni oggettive. Se vogliamo sposare anche noi la tesi del merchandising, della necessità di alimentare le casse societarie tramite altri canali, della presa di coscienza che la seconda maglia è oramai diventato un esercizio di stile per qualunque squadra (ricordiamo che la prima è sempre rigorosamente nerazzurra, altrimenti si rischia di confondere le idee), allora possiamo essere d'accordo con la decisione. Se vogliamo restare fedeli ai principi dei "padri fondatori", se restiamo orgogliosamente attaccati ai nostri colori originali e alla dicotomia rosso-blu, se non vogliamo piegarci a un calcio che per naturale evoluzione sta mutuando la sua natura diventando sempre più business, allora possiamo capire le perplessità di parte dei tifosi. Chiudiamo solo con una riflessione saggia e illuminante lasciata nell'attuale sezione "Calci & Parole" dall'amico ed editorialista Franco Bomprezzi: scommettiamo che quando Milito segnerà una tripletta, magari a Torino contro la Juve, con la maglia rossa nessuna si ricorderà più di questa polemica?