Cambiasso: "Duncan, gran futuro. Su Facchetti, Madrid e le falsità..."



Fonte: Inter.it
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
Il regalo di Natale di Inter Channel a tutti i tifosi nerazzurri è una lunga chiacchierata con Esteban Cambiasso, ospite dalle ore 21 di "Prima Serata", in onda sul canale 232. "Non mi considero tale, magari i nostri amici di Inter Channelvorrebbero qualcosa di più...", replica il Cuchu con un sorriso all'idea di essere considerato un regalo, prima di rispondere alle domande che Roberto Scarpini riporta con fedeltà. La prima riguarda la stretta attualità e il cammino fatto dalla squadra nei primi mesi della stagione. "Non mi sorprende vedere l'Inter al secondo posto, sicuramente mi fa stare tranquillo. Mi aspettavo una situazione così per il fatto di avere fiducia in quello che si stava creando. Non sai mai come può andare, ma è una situazione che senza vedere il percorso - ad esempio la vittoria contro la Juventus -, ha magari ingannato in qualche momento, ma la realtà è che siamo in lotta per tutte e tre le competizioni e dobbiamo vincere sabato per trascorrere un Natale in tranquillità".
Si continua partendo da lontano, da quando qualcuno parò al Cuchudell'interessamento dell'Inter, dopo aver lasciato il Real Madrid: "Ho pensato si trattasse di una delle sfide più affascinanti che possono capitare a un calciatore. Arrivare in una squadra che non vinceva e cercare di farlo era uno stimolo fortissimo. La prima volta alla Pinetina era tutto nuovo, ho cercato soprattutto di capire tutto in modo veloce, l'ambientamento per un giocatore nuovo si sente anche dalle primissime cose, ho cercato subito di infarinarmi per essere pronto. Al Meazza ci ero stato con il Real Madrid, giocai contro il Milan, ma giocarci con i propri tifosi è sicuramente diverso".
Il racconto di Esteban Cambiasso durante la "Prima Serata" di Inter Channel prosegue parlando di campo e di un possibile calo di concentrazione alla base di alcune sconfitte dell'Inter contro le piccole: "Non credo sia questione di concentrazione, piuttosto di propensione tattica della squadra - spiega il Cuchu - ma ci sarebbe da analizzare partita per partita. È stato un po' un nostro limite, sicuramente c'è da migliorare, ma non parlerei di cali di concentrazione perchè altrimenti dovremmo parlare anche di altri non legati al campionato, mentre l'attenzione c'è sempre stata anche in Coppa Italia o nei preliminari di Europa League".
Una clip sulla prima gara ufficiale con l'Inter, riporta alla memoria di Cambiasso il match tra Basilea e Inter (11 agosto 2004): "Una partita che contava tanto, sappiamo tutti che cosa voglia dire un preliminare di Champions per l'andamento di una stagione, e giocare subito partite così è tosto"
Dall'Inter alla Juventus: Ciro chiede al Cuchu una propria chiave di lettura sui motivi che hanno permesso ai bianconeri tornata a vincere: "Non dimenticherei che la Juventus l'anno scorso non era per nessuno la squadra che avrebbe vinto il campionato. Da ottobre fino a dicembre, si parlava del Milan. Pian piano i bianconeri hanno creduto nel proprio lavoro, si sono trovati anche con delle situazioni favorevoli che li hanno permesso di vincere. Un vantaggio il non giocare le Coppe e allenarsi un'intera settimana per una sola partita? Hanno lavorato bene, quanti giorni, di più o di meno, non credo sia così determinante. Credo fossero in una fase più di formazione di squadra e giocare una volta alla settimana per loro è stato buono. Per una squadra come l'Inter, invece, dico che la nostra è una squadra abituata a quei ritmi: noi siamo più abituati a giocare che ad allenarci, magari per noi non sarebbe un beneficio".
Alzare la Champions League al cielo indossando la maglia numero 3 di Giacinto Facchetti è un momento che nessuno può dimenticare e che, in un'immagine, viene evocato durante la "Prima Serata" con Esteban Cambiasso: "È stata una serata molto speciale, non amo parlare del passato perchè provo emozione - spiega il Cuchu -. Con Giacinto abbiamo avuto un grande rapporto e ho un rapporto tuttora con la sua famiglia, persone che sono più che perbene e in questo mondo trovare persone così non accade tutti i giorni. Arrabbiato per alcune cose che sono state scritte? Viviamo in una società nella quale una bugia detta molte volte passa come una verità, se uno non ha la convinzione di fermarle si rischia che passi nella società come una verità e, pur sapendo che il peso delle mie parole non è uguale a quello di altre persone, mi sembrava doveroso farlo".
Capire sempre prima degli altri dove andrà il pallone è una delle più importanti capacità di Cambiasso, che lui stesso prova a spiegare da dove arrivi: "Credo che il vedere quello che può accadere mi ha permesso di giocare in più ruoli. È un dono, magari allenato dal vedere tante partite, dal fare attenzione ai movimenti di compagni e avversari, si hanno più probabilità di azzeccare la giusta situazione".
Un Cuchu 19enne insieme a un bimbo di nome Ricky Alvarez, questa l'immagine che viene mostrata a Cambiasso: "Lui ha iniziato nella squadretta del quartiere dove ho iniziato io e dove tornavo ogni tanto. Ai tempi di questa foto, io ero nell'Independiente e lui era uno di quei bambini che iniziava a giocare nelle giovanili sognando di fare il calciatore. Se mi sono sentito vecchio? No perchè li ero io il giovane per giocare a quei livelli".
Sull'ipotesi di cambiare ruolo e diventare difensore centrale, posizione che in realtà l'argentino già occupa: "Mi piace, l'avevo fatto quando ero piccolo, ho iniziato come centrale sinistro di una difesa a quattro poi probabilmente per un discorso di uscire palla al piede mi hanno detto che rischiavo troppo e così è iniziata la mia posizione di centrocampista. In una squadra servirebbero tre Cambiasso? Ma no, tanta gente si è già stancata con uno solo...".
A chi gli chiede se il suo erede possa essere Duncan, il Cuchu risponde che "Alfred è sicuramente un grande progetto di giocatore che purtroppo penso sia stato penalizzato dal discorso della lista Uefa, perchè magari avrebbe potuto giocare qualche partita in più. Mi piace, al di là del ruolo, io cerco sempre di aiutare i ragazzi perchè quando uno ha vissuto certe cose non le può dimenticare e quello che noi abbiamo vissuto con altri lo trasmettiamo a loro. Penso che i grandi campioni hanno sempre la capacità di aiutare poi c'è chi lo fa con una parola, chi con i fatti, questo dipende dalla personalità di ognuno, ma io ho sempre trovato dei campioni che mi hanno aiutato".